«Anima gemella? Solo amiche. Non sono uno che litiga per il dentifricio»- Corriere.it

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Franco Battiato, uno dei maestri della musica italiana, è morto oggi, 18 maggio 2021. Aveva 76 anni. La cronaca sulla sua scomparsa è qui; il ricordo che di lui fa Mario Luzzatto Fegiz — la musica, la spiritualità — è invece qui. Qui l’articolo sulla malattia, vissuta in silenzio. Ripubblichiamo qui sotto l’intervista che il Corriere gli fece nel 2015.

Il femore rotto? «L’unica noia è che all’aeroporto mi urlano: come va la gamba? Per il resto sto benissimo». I settant’anni compiuti a marzo? «Mi hanno voluto fare una festa: ho un pubblico che mi adora e questo mi dispiace perché devo corrispondere». Impegni per l’estate? «Le vacanze con mia nipote Cristina e i suoi due figli a Donnafugata». Più i concerti, da Parma (stasera) a Vittoria (tutte le date su www.battiato.it ).

Franco Battiato è un uomo spiritoso e gentile. Musicista, cantante, regista, scrittore, finora nella vita ha incarnato moltissimi ruoli. L’espressione con cui sente più risonanza, tuttavia, è la spiritualità: «Il resto non conta, davvero. Credo di aver letto ormai tutto sulla materia, ho cominciato negli anni 70 con i mistici indiani».

Con la spiritualità cerca di «creare contatti» ogni giorno attraverso la meditazione.

«Mi sveglio molto presto, oggi per esempio alle tre e mezzo, non si spaventi! Ascolto la musica classica su Radio 3, per una o due ore. Poi vado nella mia veranda a meditare. Ho davanti un panorama incredibile, da Taormina a Siracusa, cielo e mare meravigliosi e poi una vegetazione ricchissima con pini secolari, alcuni così inclinati che quasi toccano terra, alberi giapponesi che danno dei piccoli mandarini, pompelmi e aranci rigogliosi malgrado siamo a 800 metri. Rose selvatiche gialle, rosse o lilla sono nate spontaneamente intorno alle palme. E c’è l’orto, con lattughe, pomodori, patate, abbiamo piantato anche le angurie. Io guardo e basta, però!, ci sono quattro giardinieri che se ne occupano, ma ne pago soltanto uno: è una famiglia affiatata».

I riti della giornata

Questo piccolo paradiso è a Milo, sulle pendici orientali dell’Etna.

«Prima di acquistare la dimora da dei nobili siciliani che ci venivano a svernare, mi sono preso tre notti per pensarci, poi ho sentito che potevo farlo. Era la fine degli anni Ottanta. Non ci vivo da solo, non me la sentirei: ho una certa servitù che mi aiuta, nella dependance vive una famiglia marocchina molto discreta. E poi ho la cuoca, che cucina in modo divino».

Alle 12.30, infatti, la telefonata si interrompe per il pranzo. Mezz’ora dopo, puntualissimo, il maestro racconterà di aver mangiato pasta con i broccoli, asparagi dell’orto «striminziti» assieme a quelli comprati, «più grossi». Altro che pasti frugali e insipidi. «Guardi che tutti quelli che vengono qui da me restano piacevolmente sorpresi. Sono vegano, ma non stretto. Mangio alla mediterranea: sono pazzo del gazpacho, della pasta aglio olio e peperoncino e di quella alla siciliana con pomodori a pezzettini e melanzane».

Colazione alle 7: «Sempre dopo la meditazione. Stamattina ho mangiato tè con pochi cornflakes, una fetta di pane integrale tostato con marmellata e, dulcis in fundo, i biscotti che mi fa Anna, la donna di servizio».



Poca tivù, e «l’emergenza sbarchi»

La sera va a dormire presto, a letto fa un po’ di zapping («Sì, ho la tivù in camera, si sorprende?»), si ferma sul Canale 138 di Sky se c’è un bravo musicista, e poi si addormenta. «Sulle nostre reti ormai non c’è quasi più niente da guardare. Quanto ai talk show con i politici, non mi va di essere disturbato da certi personaggi che sproloquiano e offendono quella donna siciliana straordinaria (il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, ndr ) che da sola vale tutta la Lega messa insieme».

Sceglie lentamente la parola quando parla di «irritazione» per le reazioni alla continua emergenza sbarchi: «Abbiamo avuto 20 milioni di italiani che sono andati dappertutto a cercar fortuna, compreso mio padre Salvatore, Turi per tutti. Alcuni ce l’hanno fatta, altri no: avevo uno zio al quale ho pure dedicato un disco, Joe Patti, che era diventato ricchissimo in Florida con un’impresa che pescava ed esportava pesce; e un altro che pur senza elemosinare ha vissuto a New York con pochissimi guadagni».

Le distanze dai sentimenti umani

Battiato ha scritto la colonna sonora della nostra vita.

Eppure, se gli ricordiamo il successo al quale siamo arbitrariamente più legati, La Prospettiva Nevskij, quasi si sorprende a ricordarne la genesi: «L’avevo composta per pianoforte e voce senza sapere da dove mi arrivasse il testo. Mi succede di scrivere delle cose perché sono in connessione con qualcos’altro».

È la spiritualità che ritorna, in quell’idea di essere connessi gli uni agli altri e le persone con l’universo: Franco Battiato crede nella reincarnazione. «Se una persona ha un minimo di sensibilità, come fa a dire che veniamo dalle scimmie? Brutto cretino!, dico io: le scimmie sono loro stesse esseri umani messi lì per un motivo. Quando tu ti comporti in modo tremendo, quando ammazzi qualcuno, poi rinasci come insetto, serpente o un altro animale… Ecco perché cammino per strada facendo attenzione a non calpestare neppure le formiche». Non fa del male nemmeno alle zanzare. «Oggi ci sono delle cose interessanti profumate per allontanarle…».

Il cammino spirituale gli è servito anche per prendere le distanze da certi sentimenti tanto umani. Prova a spiegarlo, pregando di non essere frainteso, quando gli chiediamo come ha vissuto i lutti delle persone care, sua madre Grazia o il filosofo Manlio Sgalambro.

«Mi sono staccato da certi meccanismi. Voglio molto bene alla gente, a mia madre, a Sgalambro, ad altri colleghi che hanno lavorato con me: non ho mai avuto un problema con loro e non è poco. Ma solo attraverso lo studio capisci certe cose. Forse in quei frangenti dispiace la perdita delle abitudini».

E papa Francesco? «Mi è molto simpatico, lo adoro. Però ha una piccola veduta delle cose spirituali. Non possiamo umanizzare Dio, ma lavorare da pazzi per avvicinarci a lui».

Franco Battiato, 23 marzo 1945 – 18 maggio 2021

La castità e le donne

Battiato l’asceta: pratica la castità? «Magari! Ahimè no, questo è stato il mio problema. Io ho una necessità di libertà, non potrei mai litigare per un dentifricio spostato».

Il suo rapporto con le donne? «Quando ero molto giovane e suonavo con il mio complesso, ne ero sempre circondato: una volta ce n’era una sulla quale avevo puntato e una sera venne a casa mia. Ai tempi avevo pochi soldi, così uscii e comprai tre yogurt, poi andai a farmi la doccia: quando tornai fuori, scoprii che li aveva mangiati tutti e tre. Ma come, le dissi, neanche uno me ne hai lasciato? Ecco, diciamo che anime gemelle non ne ho avute… Ma amiche degne di questo nome, sì, e ogni tanto ce n’è qualcuna che viene a stare qui con me per cinque, dieci giorni. In camere completamente separate, però, per forza!».

18 maggio 2021 (modifica il 18 maggio 2021 | 11:23)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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