Bilancio, mercato, sponsor e immagine: il Milan accarezza la svolta Champions

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Diavolo a un passo dall’obiettivo primario: ecco che cosa porterebbe la partecipazione alla coppa più importante

I giocatori accarezzano il passato. Si gustano il momento in cui potranno raccontare di partecipare alla prossima Champions, sapendo bene che saranno ricordati come il gruppo capace di riportare il Milan nella coppa più bella dopo sette anni di digiuno. La società invece accarezza il futuro. Perché chiudere il campionato tra le prime quattro equivarrà a un triplo salto in avanti dal punto di vista finanziario dopo gli anni delle briciole di Europa League. E, certe volte, nemmeno di quelle. La Champions è un circolo virtuoso che a cascata darebbe la scossa – condizionale d’obbligo fino a quando l’aritmetica non conforterà – a tutti i settori. Dal budget per la prossima stagione al bilancio da migliorare, dal settore commerciale (sponsor, merchandising) all’attrattività per i giocatori (sia sui potenziali neo acquisti, sia per chi deve rinnovare). Senza contare il ritorno d’immagine a livello globale – il club stima di poter contare su circa 500 milioni di tifosi sparpagliati in tutti i continenti – per un marchio che per lunghi tratti ha fatto la storia del calcio mondiale.

Bilancio in miglioramento

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Una cosa però dev’essere chiara fin da subito: la parola d’ordine era autosostenibilità, e quella resta. Entrare in Champions non significherebbe dedicarsi alle spese pazze, ma a una campagna di rafforzamento oculata. Anche perché è impensabile che un club assente a lungo dall’Europa che conta, riesca a stabilirsi fra le prime quattro (o anche solo fra le prime otto) del continente in una stagione sola. Il Milan ha stimato il percorso di riconquista europea in circa 2-3 anni, se tutto filerà come deve. Intanto a fine giugno chiuderà un bilancio che di certo migliorerà il saldo negativo del precedente, ma che peserà ancora abbastanza sulle casse societarie, gravato dai mancati ricavi riconducibili alla pandemia. Il rosso dell’esercizio chiuso al 30 giugno 2020 è stato di 194,6 milioni (in cospicuo aumento rispetto ai 145,9 dell’anno precedente), ora si parla di una cifra sotto i 100. In questo contesto la vera buona notizia riguarda l’assenza di esposizione finanziaria con le banche, e di debiti obbligazionari, a differenza di altre big.

Eccezioni

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Dunque niente nomi da urlo sul mercato, cosa che probabilmente la maggior parte di tifosi ha già compreso bene. D’altro canto i soldi della Champions, con bilanci simili, dovranno essere distribuiti con oculatezza. Le cifre? L’ingresso in coppa vale tra i 50 e i 60 milioni, destinati a salire in proporzione al cammino della squadra: più prosegue e più il piatto si arricchisce. Per dire, i ricavi da premi per la Juve negli ultimi anni hanno pesato per un quarto del fatturato. A tutto ciò va aggiunto un vigoroso piano di ridimensionamento del monte stipendi, già in atto, che ha portato a un tetto salariale che si aggira sui 4 milioni netti a stagione. Uniche eccezioni previste: Ibra (che ha già rinnovato a 7 milioni, bonus compresi) e Donnarumma (a cui il club ne ha offerti 8, che per il momento non appaiono sufficienti).

Un’altra punta

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In termini di mercato in entrata, l’esempio di spesa più concreto riguarda Tomori, il cui riscatto è fissato a 28 milioni, cifra che il Milan proverà ad abbassare ma è comunque disposto a spendere. Un investimento importante e ponderato. Poi c’è il discorso centravanti. Fin qui Maldini e Massara hanno raccontato che in rosa ci sono giocatori in grado di sopperire alle future e prevedibili assenze di Ibra, ma la realtà racconta altro. Ovvero che per mantenere un livello accettabile nell’eventuale Champions, occorre prendere un’altra punta centrale di ruolo e di prospettiva. Vlahovic è il primo della lista, ma pare che la sua quotazione salga di venti milioni alla volta ogni settimana. Occorrerà agire con attenzione e saggezza, perché i milioni della Champions sono un buon tesoretto, ma non hanno il potere di sistemare qualsiasi cosa.



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