Ceuta, il Marocco chiude le frontiere. Migliaia i rimpatriati ma è allarme minorenni

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La ferita è ricucita, l’esodo verso Ceuta si è arrestato nella giornata di oggi. La polizia marocchina, che negli ultimi due giorni è stata accusata di aver dimostrato nel migliore dei casi passività di fronte alle partenze dei migranti, ha sigillato il valico di frontiera di Tarajal. L’esodo migratorio che negli ultimi due giorni ha permesso a 8.000 migranti privi di documenti di raggiungere Ceuta ha subito una battuta d’arresto, con le centinaia di persone che ieri si sono concentrate al valico e hanno approfittato delle distrazioni delle forze dell’ordine per attraversare il confine che oggi stanno tornando indietro. Dopo aver constatato che a Ceuta, per loro, non c’è posto per dormire né cibo.

Ceuta, l’abbraccio tra un migrante e una volontaria: le lacrime del ragazzo sopravvissuto alla traversata

Sono già 5.600 i migranti rimpatriati i in Marocco dall’enclave spagnola di Ceuta, più della metà di quelli riusciti a entrarvici irregolarmente tra lunedì e martedì. È questa la stima indicata dalla Spagna, mentre il primo ministro Pedro Sánchez nella seduta odierna di controllo all’operato del governo alla Camera dei Deputati ha usato toni severi: «Questo è un atto di sfida». Ieri è stato a Ceuta, accolto da fischi e insulti anche nell’enclave iberica in Marocco di Melilla, la seconda tappa della sua visita d’urgenza odierna alle zone di confine con il Paese nordafricano. Sanchez è arrivato in auto alla riunione d’emergenza con il presidente di Melilla, Eduardo de Castro, per parlare della crisi migratoria. Ma, con la chiusura delle frontiere e il rientro della maggior parte dei migranti, restano temi delicati da affrontare. 

Allarme minorenni: governo e regioni devono prendere una decisione sul futuro dei non accompagnati
Come quella delle centinaia di minorenni con le proprie madri o non accompagnati rimasti in Spagna per cui il governo spagnolo e le regioni devono ancora decidere come procedere. Le autorità sanitarie spagnole stanno realizzando tamponi rapidi alle circa 600 persone raccolte nei capannoni. Secondo i dati riportati dai notiziari locali, dall’inizio della crisi di frontiera iniziata nella notte tra domenica e lunedì  199 migranti hanno avuto bisogno di aiuto medico in ospedale. Molti sono rimasti, però, in giro per le strade, con le Ong che stanno offrendo loro assistenza sul terreno. 

Migranti, l’abbraccio tra il bambino arrivato dal Marocco e il militare sulla spiaggia di Ceuta

Sul caso del neonato che sta facendo il giro del mondo ha parlato Juan Francisco, l’agente della Guardia Civil spagnola immortalato nella foto iconica: «Abbiamo preso il piccolo, era gelato, freddo, non si muoveva molto». Sono queste le prime parole di lui in mare con un neonato tra le mani, tratto in salvo mentre sua madre lo portava in spalla nel tentativo disperato di raggiungere a nuoto l’enclave iberica di Ceuta dal Marocco: «Eravamo tre persone in acqua, stavamo aiutando varie persone – ha spiegato l’agente alla televisione La Sexta – Ho visto una donna con un salvagente giocattolo, cercava di sopravvivere. Pensavo che avesse in spalla uno zainetto con dei vestiti, ma dopo un suo movimento ho capito che si trattava di un neonato». A quel punto, Juan Francisco non ci ha pensato due volte: «Io e un collega ci siamo diretti rapidamente verso di loro, io ho preso il bimbo e lui ha soccorso la madre». L’agente non ha capito subito in che condizioni fosse il piccolo: «Era così pallido e immobile che non sapevo se stesse bene o no». Secondo le informazioni di cui è in possesso, ha aggiunto, adesso sia il bimbo sia sua madre stanno bene. Questo salvataggio «un po’ traumatico» è stato solo uno dei tanti effettuati in questi giorni da Juan Francisco: «Lunedì ci sono stati arrivi continui di persone che cercavano disperatamente di raggiungere le nostre coste. C’erano padri, madri, anziani, bambini, di tutto». L’agente e i suoi colleghi sono stati in acqua anche per «10 o 15 ore».

La crisi diplomatica tra Marocco e Spagna per l’accoglienza del leader delle milizie separatiste
La Spagna «sapeva che è molto alto il prezzo del voler sottovalutare il Marocco» e deve «rispettare i diritti» del Regno che ieri ha richiamato la sua ambasciatrice a Madrid, Karima Benyaich, «per consultazioni». È questo il messaggio mandato dal ministro di stato marocchino per i Diritti umani e i Rapporti con il Parlamento Mustapha Ramid, che nelle ultime ore ha accusato la Spagna di non aver rispettato il principio di «buon vicinato» per aver «accolto» il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, e di aver «preferito» i «rapporti con il Polisario e il suo mentore, l’Algeria» a quelli col Marocco. Ramid ha poi aggiunto sul suo profilo Facebook: «L’accoglienza da parte della Spagna del leader delle milizie separatiste del Polisario, sotto falsa identità, senza tenere conto delle relazioni di buon vicinato che richiedono coordinamento e consultazioni, o almeno preoccuparsi di informare il Marocco, è un atto irresponsabile e e assolutamente inaccettabile. Cosa avrebbe perso la Spagna – ha incalzato – se si fosse consultata con il Marocco sull’accoglienza di questo individuo? Perché la Spagna non ha reso nota la presenza sul suo territorio del soggetto in questione con la sua vera identità?». 

Intanto stamani il ministro degli Esteri di Madrid, Arancha González Laya, ha difeso la scelta di accogliere Ghali al fine di garantirgli assistenza umanitaria senza con questo voler intendere un «atto di aggressione» nei confronti del Marocco. E alla radio ha alzato i toni: «La mancanza di controlli alle frontiere da parte del Marocco non mostra mancanza di rispetto alla Spagna, ma all’Unione europea», dicendo per la prima volta che Madrid ritiene Rabat abbia allentato i controlli per ritorsione dopo che la Spagna ha dato assistenza medica al leader del Fronte Polisario: «Ci spezza il cuore vedere i nostri vicini mandare i bambini, persino i neonati. Respingono il gesto umanitario da parte nostra».

Dura la presa di posizione dell’Europa, che «non si farà intimidire da nessuno» come ha dichiarato il vice presidente della Commissione europea, Margaritis Schinas: «L’Europa non sarà vittima di tattiche».



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