Chi non vuole la verità sulla Cina e sul Covid

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Scusate se insisto: davvero non interessa così tanto sapere da dove ha origine e che tipo di virus è questo Covid 19 che sta demolendo il nostro mondo e le nostre abitudini da quasi 18 mesi? Giusta l’emergenza, giuste le misure di contrasto, giusti gli sforzi economici e, ancora di più, la diffusione dei vaccini. Ma il virus? Cosa ne sappiamo veramente? Ufficialmente, quasi nulla, sostengono gli scienziati più importanti del mondo. Ciò che sta venendo fuori con chiarezza inconfutabile, però, è già molto grave e sembra doveroso riassumerlo, partendo dall’ultimo importante documento, sottoscritto da 85 scienziati del Mit in una lettera alla rivista Science. Le cronache se ne sono occupate nelle ultime 48 ore, dunque posso andare al punto: un anno fa – scrivono – chi osava avanzare l’ipotesi che il virus fosse uscito diritto da un laboratorio di Wuhan, dove si facevano esperimenti sui pipistrelli, veniva accusato di complottismo, ma oggi non è più possibile perché non è stato portato alcun elemento scientifico a sostegno della tesi del passaggio diretto da animale all’uomo. Su questa stessa ipotesi si sono attestati alcuni scienziati australiani, che hanno aggiunto un altro elemento: anche la Sars, alcuni anni fa, nacque e si sviluppò allo stesso modo, partendo dai laboratori di Wuhan. E le loro tesi seguono di un anno quelle del professore francese Luc Montaigner, che quei laboratori conosce molte bene, per averci lavorato fin dall’inizio e ha sempre detto che non erano sufficientemente sicuri per esperimenti di quel genere sui virus. Ho ricevuto informazioni attendibili e dettagliate sul virus uscito dal laboratorio il 24 gennaio del 2020 e ho cominciato – come mio dovere – a diffonderle fin dal giorno dopo. Esiste un video, più volte replicato, nel quale affermo soprattutto che in Cina era già noto l’allarme almeno da dicembre e, mentre approntavano le loro difese, proibivano a chiunque di diffondere notizie, fino alla morte, alla fine di dicembre, di uno scienziato contagiato nei laboratori. Oggi queste sono notizie accertate da più fonti, ma sono state sottovalutate sistematicamente dall’informazione, perché richiamerebbero una responsabilità precisa dell’Oms, in particolare del suo capo, l’etiope Tedros, totalmente asservito agli interessi della Repubblica cinese. Quali interessi? Economici per miliardi, prima di tutto, ma anche geopolitici. Per quelli economici, basta guardare i dati dell’ultimo anno e le previsioni, ma ancora più importante è lo sviluppo geopolitico. Forte dei primi vaccini e di un monopolio sul virus, la Cina ha proposto nuovi accordi di scambio a tutti i Paesi dell’Oriente e poi si è rivolta all’Africa e al Sud America. Gli Stati Uniti, aggrediti, hanno messo in guardia soprattutto gli alleati europei: attenzione agli accordi bilaterali con Pechino, perché rischiano di essere senza ritorno. Fin qui siamo in presenza di notizie verificabili da una buona lettura delle fonti d’informazione, ma l’Europa è pigra e divisa. Le altre notizie sono più complicate, ma anche più importanti. Poiché per tutto il 2020 mi sono trovato esposto ad una specie di congiura del silenzio, una sorta di linciaggio per chi fa il mio mestiere, mi sono dedicato con ancora più attenzione a rintracciare e confrontare tutte le fonti che si occupavano dell’origine della pandemia, per verificare l’autenticità e la profondità delle notizie. Sono partito dalle mie – che, come ho detto, sono fonti di intelligence – e ho scoperto che a Taiwan sapevano per primi degli esperimenti a Wuhan e li giudicavano Bio Weapon (armi biologiche), e così i servizi di intelligence Usa, britannici, francesi, australiani ed israeliani. Forse, anche i tedeschi, però questi organismi di proposito non scambiavano le notizie tra loro. Ovvio, il rapporto con la Cina è delicato e bilaterale e ognuno vuole capire prima cosa conviene. Poi, mentre l’Oms ha continuato a difendere un muro di disinformazione, sono venuti fuori, a poco a poco, studi e ricerche che affrontavano i vari aspetti del furto di verità. Mi sono imbattuto, mesi fa, nel professor Joseph Tritto e nel suo libro Cina Covid-19. La chimera che ha cambiato il mondo, dove chimera significa manipolato in laboratorio. Poi, è stato pubblicato L’Infinito errore, di Fabrizio Gatti, un giornalista che dopo mesi di minuziose ricerche ha spiegato che gli esperimenti sui virus in Cina ci sono da almeno 5 anni e sono militari, sotto il controllo diretto del partito comunista. L’ultima interessantissima pubblicazione è di Francesco Zambon, Il Pesce Piccolo, e spiega benissimo il triste inganno dell’Organizzazione mondiale della Sanità, dalla quale è stato cacciato per aver pubblicato un rapporto integrale che doveva restare segreto. Naturalmente, la polemica è stata tutta italiana, con il professor Guerra, ma sono bagattelle al confronto di un organismo Onu privatizzato dalla Cina. Riassumo oggi questo anno e mezzo di mia clandestinità perché è venuto il momento di parlarne, in Italia e in Europa. Vedo che molti illustri biologi che trattavano da pazzi complottisti chi dava le informazioni, stanno facendo marcia indietro e si aprono al dubbio, dalla professoressa Capua a Burioni. Bene, benissimo, non mi piace maramaldeggiare: sono loro gli scienziati, facciano il loro mestiere, anche fuori dalla televisione.



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