Europa e Usa contro le “sfide sistemiche” della Cina

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AGI – La Nato è tornata, “più forte che mai”, per fronteggiare “le sfide sistemiche” poste delle politiche aggressive della Cina e le continue violazioni del diritto internazionale commesse dalla Russia. Dopo un summit di quattro ore, i leader dei trenta Paesi dell’Alleanza atlantica hanno mostrato un fronte comune.

A guidarli, questa volta, c’è il presidente americano, Joe Biden, che al suo primo vertice ha spazzato via le perplessità che aveva seminato il suo predecessore. “Voglio essere chiaro: la Nato è di fondamentale importanza per gli interessi degli Stati Uniti, se non ci fosse dovremmo inventarla”, ha chiarito il capo della Casa Bianca al suo arrivo al quartier generale a Bruxelles.

“Abbiamo la Russia che non sta agendo in modo coerente con ciò che speravamo, così come la Cina”, ha spiegato. Ma soprattutto ha rassicurato gli alleati: “Voglio dire agli europei che l’America c’è”. E ha definito “un obbligo sacro” l’articolo 5 del Trattato che impone la reciproca difesa. Un punto che era stato messo in discussione da Trump, “stanco di pagare per la difesa degli altri”. Al tavolo, in testa alle preoccupazioni degli alleati vi è senza dubbio il gigante asiatico.

Nonostante la premessa del segretario generale, Jens Stoltenberg, di “non voler una Guerra fredda con la Cina” e l’intento di “collaborare per il clima”, le dichiarazioni conclusive lasciano poco spazio all’interpretazione: “Le ambizioni dichiarate della Cina e il comportamento assertivo presentano sfide sistemiche all’ordine internazionale basato su regole e alle aree rilevanti per la sicurezza dell’Alleanza.

Siamo preoccupati per quelle politiche coercitive che sono in contrasto con i valori fondamentali sanciti dal Trattato di Washington”. Non è tutto: “La Cina sta rapidamente espandendo il suo arsenale nucleare con più testate e un numero maggiore di sofisticati sistemi di lancio per stabilire una triade nucleare”, si legge ancora. “È opaca nell’attuazione della sua modernizzazione militare e della sua strategia di fusione militare-civile pubblica.

Sta inoltre cooperando militarmente con la Russia, anche attraverso la partecipazione a esercitazioni russe nell’area euro-atlantica”. E proprio Mosca è l’altro bersaglio nel mirino della Nato. “La formazione militare e il comportamento provocatorio della Russia sul confine orientale della Nato minacciano sempre più la sicurezza dell’area euro-atlantica e contribuiscono all’instabilità lungo i confini Nato e non solo”, scrivono gli alleati che ribadiscono il loro “sostegno all’integrità territoriale di Georgia, Moldavia e Ucraina”, chiedendo a Mosca di “ritirare le forze che ha di stanza in tutti e tre i Paesi senza il loro consenso”.

Il premier britannico, Boris Johnson, si è mostrato convinto che “Biden porterà un messaggio molto duro a Putin”. Come successo già al G7 in Cornovaglia, gli europei hanno comunque tentato di avere più margine di dialogo con la Cina. “La Nato è un’organizzazione militare, il nostro rapporto con la Cina va oltre, ci sono tante altre questioni che riguardano e su cui possiamo lavorare”, ha precisato il presidente francese, Emmanuel Macron, che vuole lasciare aperta la porta del dialogo.

“La Cina è un rivale in molti ambiti e alleata in molti altri, dobbiamo trovare un equilibrio”, ha confermato la cancelliera tedesca, Angela Merkel. “E’ molto importante che, come avviene con la Russia, venga presentata un’offerta di dialogo politico” anche alla Cina, ha insistito. Il dialogo non è mancato con la Turchia, alleato ma con non poche questioni spinose. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha avuto una serie di importanti colloqui bilaterali: ha visto Macron, Merkel e Biden.

“La Turchia ha dovuto combattere da sola il terrorismo, senza l’aiuto della Nato”, si è lamentato nel suo intervento a margine. Tuttavia con Macron sembra sia stata confermata la volontà di “andare avanti con chiarezza e rispetto” e con Biden c’è stato un “dialogo molto produttivo e sincero”.



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