Europei: la storia delle grandi riserve azzurre, da Anastasi a Materazzi

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Nella storia dell’Italia il dodicesimo uomo gioca spesso un ruolo decisivo come è accaduto all’Europeo del ‘68 e ai Mondiali trionfali dell‘82 e 2006

E le chiamavano riserve. Ma ci vuol coraggio a considerare riserve Altobelli e Bergomi al Mundial 82. Il centravanti si fa trovare pronto quando Graziani deve abbandonare la finalissima dopo pochi minuti, segnando anche il 3-1. Più drammatico l’impiego di Bergomi che debutta al Mondiale nel 3-2 con il Brasile, a 18 anni, entrando al 34’ per Collovati, e poi s’incarica di immobilizzare Rummenigge in finale. Quasi titolari, altro che riserve. Nella storia gli esempi non mancano.

“Vai picciotto”

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Nel 1968 non ci sono sostituzioni e quindi per le riserve c’è soltanto… la prossima partita. Nell’Europeo a quattro finaliste, Valcareggi comincia contro l’Urss con Mazzola centravanti e Prati ala sinistra. Finisce 1-1, vinciamo con la monetina. Prima della finale con la Jugoslavia, il c.t. si rivolge a Pietruzzo Anastasi, 20 anni, appena comprato dalla Juve, e gli fa: “Picciotto, tocca a te!”. Debutto azzurro convincente. Visto che il risultato è 1-1, il match si ripete e Anastasi segna il primo gol, mentre Riva chiude il conto. Nel ‘70 un problema fisico gli impedisce di andare in Messico dove all’ultimo è inserito Roberto Boninsegna, titolare fisso con annesso gol alla Germania nel 4-3 della leggenda.

Bearzot e il 12° uomo

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Dodicesimo titolare è anche Zaccarelli ad Argentina ‘78. Al debutto contro la Francia, con il risultato sull’1-1 dopo il primo tempo, Bearzot sostituisce Antognoni con il centrocampista del Toro. In sette minuti è ripagato dalla botta da fuori del 2-1 che indirizza l’Italia verso la qualificazione. Bearzot sceglieva pochi vice-titolari dei quali si fidava totalmente: anche Cuccureddu nel ‘78 e Causio nell’82.

Totò, Roby e Ale

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Sarebbero due riserve Schillaci e Baggio, ma Italia 90 sovverte tutte le gerarchie. Quando Totò entra all’Olimpico contro l’Austria, nel curriculum ha un’amichevole con la Svizzera ed è il vice di Carnevale. Manca un quarto d’ora alla fine e segna il primo dei 6 gol che lo rendono re del torneo assieme a Baggio, preferito a Vialli fino alla semifinale con l’Argentina. Nel 2006 Del Piero non è nei pensieri di Lippi che però non dimentica nessuno: in attacco giocano Gilardino, Toni, Totti, Iaquinta, mentre Ale è piuttosto nervoso anche in allenamento. Ma la magia tedesca si avvera nei supplementari di Italia-Germania, quando Ale segna il fantastico 2-0 che ci porta a Berlino. Lì si ripete ai rigori finali: non sbaglia, proprio come Pirlo, De Rossi, Materazzi e Grosso.

Materazzi di Germania

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La coppia di centrali azzurri in Germania è una delle più forti della storia: Nesta-Cannavaro come Scirea-Collovati nell’82. Ma il laziale si fa male e Lippi deve ricorrere al giovane (ma già affidabilissimo) Barzagli e al guerriero Materazzi che ha già segnato contro la Repubblica Ceca. La finale è sua: segna di testa l’1-1, fa espellere Zidane ed è freddo come Ronaldo dagli undici metri. E le chiamavano riserve.

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