«Ferie estive programmate in base all’appuntamento vaccinale»- Corriere.it

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Pragmatismo e buon senso. Senza «troppi voli pindarici e fughe in avanti». Il commissario all’emergenza, Francesco Figliuolo, ritiene sia necessario programmare le ferie in attesa della somministrazione del vaccino. «È bene che chi va in vacanza si regoli in funzione dell’appuntamento», dice smontando la tesi delle regioni — soprattutto quelle a vocazione turistica — che in questi giorni hanno tentato una moral suasion sul governo per vedersi ripartite più fiale. È impensabile redistribuirle in base alla domanda dei flussi turistici degli italiani, è il ragionamento. Meglio che ognuno di noi calcoli il richiamo per non trovarsi impreparato. Che per «Astrazeneca si può fare con un intervallo tra 4 e 12 settimane tra prima e seconda dose e con i vaccini a mRna a 42 giorni», dice Figliuolo.

C’è una complessità di comunicazione tra le banche dati regionali. C’è il rischio che i sistemi informatici non registrino la seconda dose in una regione diversa da quella di residenza pur spostandola temporaneamente con inevitabili ricadute sul pass vaccinale che dovrà riattivare la mobilità alla fine dell’emergenza. Figliuolo sente anche in dover di tenere «la barra dritta ancora per due-tre settimane». Bisogna «andare verso le aperture in maniera ordinata e sicura. C’è stato un calo vertiginoso dei contagi, delle ospedalizzazioni e dei decessi dovuto anche all’ordinanza che ha dato la priorità assoluta alle classi vulnerabili. Invito le Regioni a seguire in maniera armonica e ordinata il piano vaccinale», dice il generale.


Il riferimento è alla corsa ad aprire le prenotazioni dei vaccini ai più giovani. Una politica che ha poche ricadute pratiche perché le dosi non ci sono ancora per tutti. Non è un caso che la proiezione della curva vaccinale — da qui all’8 giugno — segnali che la stragrande maggioranza degli over 60 a quella data avrà ricevuto almeno una dose. Complice anche lo slittamento dei richiami Pfizer o Moderna (fino a 42 giorni) l’attuale ritmo di somministrazione delle regioni permette realisticamente di coprire quasi tutti quelli a più rischio al netto di diffidenti e no-vax . E a quel punto sarà il «libera tutti» — cioè vaccinare chiunque voglia — parallelamente all’afflusso di 20 milioni di dosi che a giugno planeranno sull’Italia per immunizzare tutti fino alla fine di settembre.

Ieri il presidente dell’agenzia del farmaco Aifa, Giorgio Palù, in audizione al Senato, ha detto che «su Nature è uscito un lavoro che dimostra che potremmo ritardare anche di 90 giorni la seconda dose con un vaccino a mRna perché la risposta che si ha è ancora più forte». Prende sempre più piede l’ipotesi di riprogrammare ulteriormente il richiamo anche se le opinioni degli scienziati sarebbero discordanti. Quel che è certo è che il governo intende andare avanti nella ricerca scientifica nazionale sul vaccino Covid nonostante la bocciatura della Corte dei Conti al finanziamento di Invitalia da 81 milioni di euro garantito a Reithera. «Il governo continuerà ad andare avanti. Lo farà magari in forme diverse rispetto alla forma usata in passato», spiega il ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti. D’altronde la curva dei contagi continua a scendere anche per l’effetto dei vaccini. Ieri 4.452 nuovi casi Covid e 201 morti. Ma il tasso di positività sui tamponi è sceso all’1,7%, il dato più basso da gennaio quando sono stati aggiunti i test rapidi.

18 maggio 2021 (modifica il 18 maggio 2021 | 21:31)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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