“Gattuso uomo vero, Meret deve giocare. Che sfide con Cavani e…”

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Sebastien Frey è stato un grande protagonista del calcio internazionale tra la fine degli anni ’90 e il 2015. Con 446 incontri disputati, è quarto tra i giocatori stranieri più presenti in Serie A, alle spalle di Javier Zanetti, Samir Handanovič e José Altafini. Nel corso della sua carriera ha indossato le maglie di Cannes, Inter, Verona, Parma, Fiorentina, Genoa e Bursaspor. Tra i pali era praticamente un gatto: infinite e memorabili le sue parate durante i 15 anni di militanza nel campionato italiano. Inoltre, il francese si è sempre distinto per affidabilità, personalità, qualità tecniche e coraggio. Oggi, l’ex calciatore fa il papà a tempo pieno, ma ha anche creato un’Academy per i portieri ed ha intrapreso una nuova avventura nel mondo enologico.

Sebastien Frey ha rilasciato, in esclusiva ai nostri microfoni, un’interessante intervista a tutto campo. Di seguito le sue parole.

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L’intervista a Sebastien Frey

Foto by Getty

Salve Sebastien, come sta? È contento per la salvezza della Fiorentina?

“Molto bene grazie. Sì, certo! Sono felice per loro”.

Le manca il calcio professionistico?

“No, in questo momento ho troppe cose da fare per poter tornare a vincolarmi con un club. Seguo le squadre in cui ho giocato, guardo le partite, ma non ho il tempo per fare di più”.

Il calcio, però, avrebbe bisogno di più persone come lei, che portano avanti determinati valori…

“Io penso che per fortuna ci siano anche altre persone che hanno dei valori, che hanno vissuto il calcio vero, quello bello, e che possano dare il proprio contributo nel mondo del pallone”.

Superlega e nuovo format della Coppa Italia, cosa ne pensa?

“L’impressione è che oggi si tende a dare più opportunità ai grandi club di andare avanti e di arricchirsi, mentre alle squadre più piccole si dà sempre meno spazio e sempre minore possibilità di crescere. La Superlega, considerando anche il modo in cui è nata, era un progetto che non poteva mai realizzarsi. Per anni hanno cullato questa idea senza dire niente a nessuno, poi il tutto è venuto fuori dalla mattina alla sera, facendo scoppiare una bomba. Inconcepibile. Per quanto riguarda la Coppa Italia, mi dispiace quello che è successo. Era sempre stata una competizione importante, ma anche inclusiva, che dava alle squadre di categorie inferiori la possibilità di sognare o di giocarsi una partita contro compagini più blasonate. Se togliamo anche questo al calcio…”.

“Difficile giocare da avversario a Napoli. Che sfide con Lavezzi e Cavani!”

Foto by Getty

Qual è il ricordo più bello della sua carriera?

“Ce ne sono tanti di ricordi, quindi è difficile dirne uno in particolare. Sicuramente le gioie più grandi sono la Coppa Italia vinta col Parma e la cavalcata in Champions League con la Fiorentina. Battemmo il Liverpool, il Lione ed altre squadre importanti. Poi mettemmo in difficoltà il Bayern Monaco”.

In quell’occasione l’arbitro rovinò tutto.

“Un errore così grosso, così clamoroso, sotto gli occhi di tutti. Ci fu tolto il sogno di andare ancora avanti. Quando la settimana dopo vedemmo che quel direttore di gara fu escluso dalle competizioni europee, insomma, fu tutto più chiaro”.

Ha un ricordo particolare legato a Napoli?

“Durante la mia carriera, soprattutto quando vestivo la maglia viola, gli azzurri erano appena tornati in Serie A ed ho giocato diverse volte al San Paolo (stadio Maradona, ndr). Vi posso assicurare che sono state partite difficili da affrontare e gestire. Piazza, stadio, atmosfera e squadra rendevano il tutto più complicato”.

Gli azzurri che temeva di più?

“Quando c’avevi Lavezzi e Cavani di fronte sapevi che quel giorni avresti dovuto superarti. Io non ho mai avuto paura di nessuno, è stato bello sfidarli. Ho sempre detto che Edinson fosse uno di quei giocatori che avrei voluto nella mia squadra. Per le qualità, per il senso del sacrificio, per il contributo che da ai compagni. Fa la differenza in fase offensiva, ma va anche a difendere nella sua area. Questo è un tipo di giocatori che io adoro. Sono indispensabili in una squadra importante, e il Matador sta dimostrando di esserlo anche a Manchester”.

“Gattuso ci ha messo la faccia per proteggere la squadra”

bruscolotti napoli gattuso
Foto by Getty

Che avversario era, invece, Gattuso?

“Stimo tanto Rino, perché è un uomo vero, ha giocato in un club che ha vinto tutto. Se guardi i nomi di quella formazione del Milan si trovano tanti campionissimi, ma lui era il giocatore più importante, quello che faceva il lavoro sporco. Gattuso era quello che metteva in condizione di far bene Seedorf, Pirlo e compagni. Come nel caso di Cavani, un allenatore non può fare a meno di interpreti come Ringhio. Anche in Nazionale, infatti, è sempre stato un punto fermo”.

E come tecnico le piace? Lo vorrebbe alla Fiorentina?

“Sì, lo vorrei. Ripeto, come uomo, mi piace. Come allenatore pure, perché ha dimostrato di saper gestire una squadra come il Napoli, che ha avuto tanti problemi: il conflitto con la proprietà, il Covid, gli infortuni. Lui ci ha sempre messo la faccia per proteggere il gruppo. Certamente, perché lui è stato un giocatore e sa quanto è importante per un calciatore sapere che il mister è dalla sua parte. Innanzitutto per questo motivo rispetto Gattuso, in più io credo che sia portato a fare delle cose importanti. Ha ancora margini di miglioramento, ma già è un bravo allenatore. In questo momento, sicuramente farebbe comodo alla Fiorentina”.

Che ne pensa della situazione di Meret?

“L’alternanza tra lui e Ospina è iniziata sotto la guida di Ancelotti, perché Carlo voleva ripartire dal basso e sicuramente il colombiano offre più garanzie sotto questo punto di vista. Essendo un sudamericano è molto più portato a giocare con i piedi. Gattuso ha seguito le orme di Ancelotti, ma io penso che sia arrivata l’ora di far giocare Meret una stagione intera, per poter giudicare le sue prestazioni nel complesso e per confermare oppure no quanto di buono si dice di lui. Personalmente, vedo in Meret un potenziale enorme, quando viene chiamato in causa fa delle parate importanti e soprattutto belle. Molto esplosivo, reattivo, ha ottimi riflessi. Infatti, il suo stile mi ricorda un po’ il mio. Se io avessi in squadra un patrimonio così importante cercherei di valorizzarlo, buttandolo dentro”. 

Chi è il miglior portiere della Serie A? Di quale attaccante un portiere dovrebbe aver timore?

“Gollini sta facendo bene, ma anche Silvestri ha fatto una bella stagione, Cragno pure. Ma se ne devo dire uno, dico Musso. Nonostante la sua squadra (Udinese, ndr) abbia delle difficoltà, lui ha sempre dimostrato di essere un ottimo estremo difensore, facendo delle cose buone. L’argentino è un portiere che mi ha veramente stupito, perché si è inserito molto velocemente nel campionato italiano. Questa cosa non era scontata. Si pensi ad altri portieri sudamericani, come Dida, Julio Cesar, Muslera, Carrizo, Taffarel, che hanno sempre necessitato di un periodo di adattamento. Musso è un calciatore che interessa a tanti top club infatti”.

“Per quanto riguarda gli attaccanti, ci sarebbe una lista infinita. Ma, mi piace dirti Zlatan Ibrahimovic. Ibra è stato e continua ad essere un campione, nonostante l’età. Da quando è al Milan è riuscito a riportare ordine nello spogliatoio, dopo tanto caos che c’era stato in precedenza. Un anno e mezzo fa i rossoneri erano messi molto male, poi è arrivato lui e ha preso la situazione in mano. Lo svedese con la sua leadership e il suo carisma sta portando i Diavoli a lottare per il secondo posto”.

Fiorentina-Napoli che partita sarà?

“La Fiorentina è salva, ma ha fatto un campionato così strano e poco convincente che deve giocare fino in fondo questa sfida per dimostrare qualcosa a sé stessa. La Viola non può permettersi di andare già in vacanza, non può permettersi di fare brutte figure, perché deve onorare la maglia, rispettarla fino in fondo. Sarà uno scontro importante, i tre punti non verranno regalati al Napoli. Gli azzurri sono una squadra importante, si giocano un grande traguardo. Rino (Gattuso, ndr) era un calciatore che non mollava niente, penso sarà lo stesso da allenatore”.

a cura di Giuseppe Canetti

© RIPRODUZIONE RISERVATA PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE CALCIONAPOLI1926.IT

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