Giroud, il “calzino” che tifava Sheva: farà coppia con Ibra?

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Nella lista del Milan per l’attacco c’è anche il nazionale francese del Chelsea. Vi raccontiamo chi è, fra religione, tatuaggi, gol e carattere appuntito

Francesco Pietrella

19 maggio
– Milano

“Chaussette” fin da ragazzino. “Calzino”. Il soprannome di una vita. Olivier Giroud lo chiamano così, e dopo la vittoria del Mondiale il suo volto è finito proprio lì, sui calzini personalizzati. Già, ma come mai? Colpa di Kevin Costner e Balla coi Lupi: “Un omaggio al film. Faceva ridere i miei fratelli”. Meno la sorella, Bérangère Giroud, così esasperata da volergli bucare il pallone a ogni palleggio: “Non lo sopportavo”. Alla fine è diventato un lavoro, campione del mondo senza mai tirare in porta e leader silenzioso in ogni piazza. Montpellier, Arsenal, Chelsea, 39 gol in tre anni e mezzo a Stamford Bridge (con due trofei).

Milan?

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Lo voleva l’Inter, l’ha sondato la Lazio, l’ha seguito anche la Roma. Ora potrebbe finire al Milan e fare coppia con Ibra. Due giganti. Il contratto è in scadenza e Maldini ci pensa. Del resto Olivier tifava… Milan. Merito di due nonne italiane: “Seguivo la Serie A e impazzivo per Sheva”. Giroud ha 34 anni e un Europeo da giocare, anche se ora è tornato Benzema e c’è più concorrenza. Uno stimolo in più: “Quando sei sicuro del posto, rischi di lasciarti andare”.

Riscatto

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Olivier è il manifesto dell’anti divo. Sinonimo di gavetta, sacrifici, dribbling secchi a critiche scomode e ganci destri a chi non ci ha creduto. Come Bazdarevic, oggi mister del Guingamp: “Non è adatto alla Ligue 1, e forse neanche alla Ligue 2”. Annus horribilis 2007. Olivier finisce in terza serie e riparte dal basso, lontano da casa, sul mare di Istres: 14 gol. A lui le scosse fanno bene: “Ho avuto bisogno di calci in quel posto”. René Girard, ex allenatore al Montpellier, lo faceva per davvero.

Guai a rilassarsi quindi, e tempo due anni sbarca in L1 con “La Paillade”. Nel 2012 è campione di Francia con 21 gol. Tre di questi li segna al Sochaux di Bazdarevic. Rivincita senza rancore però, Olivier è un ragazzo di fede. Lo raccontano i tatuaggi. Sul braccio destro c’è un verso della Bibbia scritto in latino – “Il Signore mi governa: non manco di nulla” –, sul comodino “Un momento con Gesù” di Sarah Young. Nei momenti difficili sa dove guardare.

Schietto

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Per Deschamps “non si tocca”, Djorkaeff ci “ha sempre creduto”, Tuchel l’ha eletto a “the best” in area di rigore. Sarri un filo di meno, anche se con lui ha segnato 11 gol in Europa League vincendo la coppa nel 2019. Di nuovo capocannoniere: “Quando ha preso Higuain è stato un duro colpo per me, non l’ho capito”. Giroud è un tipo diretto, schietto, anche su argomenti scomodi. Un paio di anni fa ha dichiarato che è “impossibile dichiararsi gay nel calcio”, mentre quando lo bollano come “ragazzo benestante” tuona così: “Sono un francese medio, ho commesso alcune stronzate come tutti gli altri”.

Odia la nonchalance e la superficialità. Quando c’è troppo relax per lui non va bene. Gli serve concorrenza, competizione, anche critiche. Un po’ di sana lotta mentale per emergere. A Grenoble lo prendevano in giro per i capelli troppo lunghi: “Se li accorci giochi meglio, dicevano”. Prima di esordire in nazionale nel 2011 non aveva mai visto le giovanili. Solo una convocazione con l’U16. Scartato. “Il calcio era una giungla, io ero troppo gentile”. Viso pulito sporcato solo poi.

Uomo gol

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In carriera ha sempre segnato. È il secondo miglior bomber della Francia con 44 gol, a -7 da Henry; il primo gennaio 2017 si è guadagnato il Puskas Awards con il gol più bell’anno: colpo di tacco contro il Crystal Palace. Chapeau. “Tutta fortuna”, disse. Umile da sempre. Con l’Arsenal ha segnato 105 reti in quasi sei anni vincendo tre FA Cup e altrettanti Community Shield. Preso per 12 milioni, arrivato per sostituire Van Persie, si presentò in sala stampa in modo chiaro: “Non sono Robin, ok?”. Equilibrio sempre, come la sincerità: “Ho visto decine di ragazzi più forti di me quando ero giovane, ma non avevano testa”.

Lui sì. Lo aiuta anche la mistica religiosa, gli amici di sempre e una famiglia che lo segue passo dopo passo. Uno dei suoi fratelli, Romain, era bravino e giochicchiava con l’Auxerre. Ha incrociato Henry e Trezeguet, ma poi si è perso. Oggi fa il dietologo. Anche Giroud ha studiato: ha un diploma economico sociale e ha frequentato per un po’ l’università. Meglio il pallone, 279 gol tra i “pro” e un ultimo contratto da firmare. Magari in Italia, Paese di nonna, in ricordo di Sheva.



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