Giustizia, va ai domiciliari il giudice arrestato a Brindisi per corruzione: “E’ pericoloso, andrà in Abruzzo”

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Resta immutato il pericolo che il giudice civile di Brindisi Gianmarco Galiano possa commettere altri reati o inquinare le prove a suo carico: con questa motivazione il gip di Potenza Lucio Setola ha negato al magistrato la possibilità di tornare libero, concedendogli però gli arresti domiciliari a Civitella del Tronto (in provincia di Teramo), “in un luogo lontano dai contesti ambientali in cui è maturata la vicenda”.

Una brutta storia di corruzione in atti giudiziari, che a fine gennaio fece finire Galiano agli arresti insieme ad altre cinque persone: l’ex moglie Federica Spina; l’imprenditore Massimo Bianco, titolare della Soavegel; il commercialista di Francavilla Fontana Oreste Milizia Pepe; Annalisa Formosi, presidente dell’Ordine degli ingegneri di Brindisi; l’avvocato Francesco Spina.

Indagati anche altri due magistrati: Francesco Giliberti (in servizio a Brindisi) e Giuseppe Marseglia (in servizio al Tribunale civile di Bari). Agli indagati, 21 in tutto, vengono contestate a vario titolo le ipotesi di corruzione in atti giudiziari, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, riciclaggio e autoriciclaggio.

Secondo la Procura di Potenza, Galiano avrebbe dirottato processi in cambio di denaro e distribuito consulenze a persone a lui vicine. Avrebbe inoltre incassato parte dei risarcimenti fatti liquidare da compagnie di assicurazioni ad alcune famiglie, come quella di una giovane donna morta in un incidente stradale e quella di un bambino disabile. Nel primo caso Galiano avrebbe ottenuto 300mila euro, nel secondo 150mila.

L’indagine è tuttora in corso ma, dopo tre mesi e mezzo di carcere, l’avvocato Raoul Pellegrini è riuscito a ottenere per il giudice i domiciliari nonostante il parere sfavorevole della Procura. Può andare temporaneamente a vivere lontano dalla Puglia, ha scritto il gip Setola nel suo provvedimento, lontano dai contesti ambientali che lo hanno portato a delinquere e considerato che “è mutato l’assetto dei rapporti personali tra gli indagati”. Allo stesso tempo, il giudice ha evidenziato che “il quadro indiziario a carico dell’indagato è tuttora immutato”.



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