Goldman Sachs apre (di nuovo) alle criptovalute: “Lo vogliono in clienti”

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AGI – Goldman Sachs torna a immaginare le monete digitali come asset di investimento. E forse con un occhio a Ethereum più che a Bitcoin. E’ quanto emerge da un report della banca d’affari americane sulle criptovalute dove il capo della divisione degli asset digitali, Mathew McDermott, spiega perché la società americana ha deciso tornare sui propri passi rispetto alle cripto dopo il forte scetticismo espresso negli ultimi anni: “La domanda dei clienti, solo questo”.

Poi un chiarimento su cosa vogliono questi clienti che al momento, spiega McDermott, “rimangono si’ interessati al Bitcoin, ma sono sempre più attratti dal valore più generale che possono portare le criptovalute. Stanno guardando all’Ethereum, e come questo puo’ davvero portare come cambiamento nei mercati finanziari”.

L’interesse per l’Ether e’ presto spiegato: a differenza di Bitcoin, si muove su una blockchain – la tecnologia che consente alle cripto di essere scambiate – che non solo consente il passaggio tra portafogli di moneta digitale, ma anche di contratti e ‘prodotti’ digitali. Se la storica accusa di Bitcoin è quella di non avere un ‘sottostante’ che ne determini e giustifichi il valore, e quindi di non poter essere considerato un asset class, Ether con la sua blockchain ha un’infrastruttura che comincia a delinearsi come un investimento interessante. E quindi a dare nuova dignità agli occhi degli investitori un po’ a tutto il settore.

Criptovalute come asset?

McDermott spiega quindi che gli investitori e le società di gestione del risparmio “vogliono diversificare il proprio patrimonio investimenti”. E le cripto sono viste come una possibilità. Meglio se con una prospettiva di cambiamento ‘reale’ del mondo della finanza. Il manager, che ha 16 anni di esperienza nella banca d’affari, ha ammesso di essere stato rassicurato dal fatto che le grandi società che lavorano con le criptovalute “hanno gestito la loro crescita senza alcun aumento evidente di attività fraudolente”. Ciò avrebbe sospinto tutta l’industria, arrivata alla quotazione di colossi come Coinbase lo scorso aprile. “Non capita spesso di assistere alla nascita e all’affermazione di un nuovo asset di investimento”, ha ammesso McDermott.

Come molte società di investimento e banche d’affari, Goldman Sachs è stata inizialmente molto scettica verso le criptovalute. Ma negli anni ha superato i propri dubbi, anche facilitata dall’aumento della domanda. All’inizio di maggio il colosso americano ha annunciato in una nota interna che aveva iniziato lo scambio di due derivati legati alle criptovalute, in particolare Bitcoin, aprendo alla possibilità di aprirsi ancora di più in futuro in questo settore. Un nuovo inizio quindi, ma con qualche freno. McDermott ha ricordato che comunque al momento resta incerto il “panorama normativo” e che quindi l’azienda “sta solo iniziando ad offrire ai propri clienti uno spazio nel mondo delle cripto”.

Ultima nota, emersa con forza dopo l’accusa del patron di Tesla, Elon Musk, che ha accusato le cripto di essere energivore e dannose per l’ambiente, riguarda la sostenibilità ambientale di Bitcoin. Per McDermott, “un numero cospicuo di investitori ha espresso preoccupazioni” analoghe. Ma anche che “si sta guardando a migliorare la sostenibilità” di Bitcoin e delle altre cripto. “Gli investitori sono incuriositi dal sentire parlare dei minatori di criptovalute che sfruttano fonti di energia rinnovabili per estrarle. E stanno emergendo modi di estrarre criptovalute alternativi”, conclude. 



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