Il cugino della Regina “in vendita” per la Russia

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A volte vien da pensare che i membri della famiglia reale britannica inclini allo scandalo e alle più varie forme di inopportunità siano davvero un po’ troppi. E che la regina Elisabetta, con il suo carico straordinario di primavere sull’augusta schiena, debba davvero esser fatta di ferro per reggere la continua sfida di gestirli.

Non le bastavano oltre al recente dolore per la perdita del marito Filippo i disastri provocati dal figlio e principe Andrea con i suoi bassi affari sessuali in combutta con Epstein, le amarezze incassate in nome e per conto dell’amato nipote Harry e da sua moglie Meghan Markle, il cruccio perenne di avere come primogenito ed erede al trono quel Carlo che ha impegnato gli ultimi cinquant’anni a fornire argomenti per persuaderla a resistere in carica fino ai cent’anni. Non bastavano, insomma, i figli e i nipoti: ora ci si mettono pure i cugini. Ci si è messo, in particolare, uno di quelli con cui va più d’accordo: quel Michael di Kent che le fece da paggetto quando si sposò con Filippo e che è diventato un distinto signore barbuto di 78 anni la cui somiglianza con una serie di antenati illustri è impressionante. Il principe Michael l’ha combinata grossa. Sempre alla ricerca di fonti d’introito per alimentare l’altissimo tenore di vita suo e di sua moglie, si è dedicato a traffici assai opachi con la Russia di Vladimir Putin, sfruttando l’appartenenza alla famiglia reale. Il tutto sorvolando sul fatto che nel frattempo il Paese di cui parla fluentemente la lingua e dove ha fior di agganci, sia diventato la minaccia numero uno alla sicurezza nazionale del suo, e che sia oggetto di sanzioni del governo di Londra. Il principe Michael l’ha fatto e rifatto per anni nella massima segretezza possibile, arrivando ad accumulare tramite una sua società un paio di milioni di sterline. Ma l’ultima volta è stato «beccato» mentre si proponeva come ambasciatore non ufficiale di Sua Maestà per 50mila sterline a due signori che gli si erano presentati come emissari di una società sudcoreana interessata ad approdare ai più alti livelli del mercato russo per commerciare in oro, e che invece erano due reporter investigativi del Sunday Times e di Channel 4. E ora Michael ha un bell’affannarsi a negare, ma c’è la registrazione di una conversazione su Zoom a documentare che insieme con il suo amico e partner d’affari il marchese di Reading stava garantendo ai rappresentanti di una fantomatica House of Haedong che i suoi contatti di lunga data con la Russia potevano «portare dei vantaggi» e sottolineando che la presidenza russa gli aveva conferito l’Ordine dell’Amicizia, tra le più prestigiose onorificenze del Cremlino. Non è tutto: la segretaria privata del principe aveva preparato il terreno assicurando ai coreani che «certamente» egli avrebbe potuto aiutarli a incontrare figure chiave del governo russo, perché «anche se non ha contatti diretti con la persona che lei cerca, c’è un modo di arrivarci: un modo c’è sempre».

L’aspetto che più scandalizza in Inghilterra – dove negli ultimi quindici anni Putin ne ha fatte di tutti i colori arrivando tra l’altro a far assassinare a Londra con agenti radioattivi l’ex agente (e cittadino britannico) Alexander Litvinenko e fallendo nella stessa impresa ai danni dell’altro «traditore» Sergei Skripal a Salisbury – è che il principe Michael dimostra nella registrazione di avere chiarissimo di star danneggiando l’interesse nazionale, vantandosi attraverso il suo socio di aver mantenuto il suo «accesso confidenziale» al Cremlino nonostante tutto. Una vera miseria, e meno male che Sua Maestà è abituata a questo e altro.





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