«In sella alla mia bici, da Vienna seguendo il Danubio alla scoperta di terre e persone»- Corriere.it

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Questo è un libro che racchiude tante cose. È anche una guida alle birre?
«Racconta un viaggio in bicicletta da Vienna a Belgrado, con due capitoli iniziali da Amsterdam alla valle del Reno, poi Basilea fino al Danubio. Terre dove la birra regna incontrastata sul vino, tranne poche eccezioni come in Alsazia o nella Wachau. Ce ne sono di ogni stile, colore, grado alcolico. Il mio compagno di viaggio Norman mi ha ricordato che i monaci medievali la chiamavano “pane liquido”, era la base della dieta». Muoversi non è solo scoprire terre e monumenti, storie e persone. È anche sentire odori e sapori dei luoghi attraversati. È quello che ama fare Enrico Brizzi, scrittore che affianca ai romanzi (l’ultimo La primavera perfetta, HarperCollins) i racconti di viaggio, sia a piedi che su due ruote. Come in questo Buone notizie dal vecchio mondo (edito da Solferino) in edicola da martedì 18 maggio con il Corriere della Sera.

Ha ripercorso l’antico Limes dell’Impero romano, «il confine fortificato che segnava la differenza irriducibile fra civiltà e barbarie». Ci sono ancora confini nel nostro mondo.
«Sì, nelle nostre teste. In ogni viaggio è una costante incontrare gente che ti invita a non proseguire, che più avanti troverai luoghi meno belli. I croati lo dicono dei serbi, gli austriaci degli slovacchi… Se senti chi sta fermo dovresti stare fermo anche tu. E invece, ogni posto ha le sue meraviglie. Certo, quello che trovi a Vienna non c’è in campagna, ma è proprio questo il bello».



Lei scrive che rispetto al passato, quando si accorreva nelle città per essere più protetti, adesso «la libertà l’abbiamo conosciuta in campagna».
«È incomparabile il vantaggio che abbiamo rispetto al passato. Godiamo di una sicurezza impensabile fino a qualche generazione fa. Veniamo da un lungo periodo di pace, anche nelle nazioni dell’ex Jugoslavia dove i segni del conflitto sono ben visibili e impressionanti, quel periodo è ormai alle spalle. È una fortuna potersi muovere e conoscere questi Paesi».

Per la lunghezza dell’itinerario, quasi 5.000 chilometri, ha scelto la bicicletta. Ma è anche un camminatore. Che differenza c’è tra muoversi a piedi o su due ruote?

La copertina dell’ultimo libro di Enrico Brizzi

«La prima è che la bici è molto adatta alle zone pianeggianti, a piedi può essere frustrante camminare per giorni in luoghi piatti. L’altro aspetto è che a piedi non si può rompere niente, invece con la bici devi stare attento a ogni scricchiolio, alle gomme se si sgonfiano, ma anche a lasciare lo zaino quando vai a prendere un caffè. Ed è diverso il modo di guardare: in bici ti muovi molto più velocemente e hai tempo di sostare nelle città, a piedi arrivi al tramonto e hai meno ore per visitare dove ti trovi».

Si può dire che in bici si scoprono più i luoghi, a piedi più sé stessi?
«In bicicletta si viaggia nello spazio, a piedi nel tempo. Camminiamo sulle orme di chi ci ha preceduto, e ci mettiamo esattamente lo stesso tempo di allora. Il vescovo Sigerico impiegò tre mesi da Canterbury a Roma lungo la via Francigena, esattamente quanto ci vuole adesso. La bici dà invece una grande ebbrezza di modernità, lo stesso rivoluzionario modo di muoversi dell’inizio del Novecento».

Lei sostiene che è allo stesso tempo antica e moderna.
«Un secolo fa c’erano ancora divieti morali, i preti non potevano andarci, i parroci di campagna fecero una battaglia per ottenere l’autorizzazione dai vescovi. C’era anche un fortissimo pregiudizio contro le donne in bicicletta, i borghesi consideravano degli screanzati quelli che correvano e sollevavano polvere. E i primi vincitori del Giro d’Italia erano contadini o muratori che cercavano premi in denaro e riscatto».

Adesso è un mezzo per una nuova mobilità e un diverso modo di fare turismo.
«Gli amici che lavorano in questo settore mi dicono che ora la parola d’ordine è “turismo esperienziale”. Ogni meta va personalizzata, costruire la propria tabella è il primo godimento del viaggio».

Muoversi lungo il Danubio è davvero «l’unico Grand Tour che abbia senso compiere ai giorni nostri»?
«Penso di sì, toccare i diversi Paesi andando verso Est, nella direzione dove sorge il sole. Io ho usato come guide Danubio di Claudio Magris e la trilogia di Patrick Leigh Fermor, personaggi molto diversi tra loro, un uomo coltissimo triestino e un giovane britannico, uniti però dalla curiosità per popoli e culture cruciali nella nostra storia».

Qual è il ruolo del narratore di viaggio adesso che sembra che non ci siano più terre da esplorare?
«Io parto sempre con un bagaglio pesante e arrivo con uno più leggero, e non solo perché per strada perdo qualcosa o la regalo. Perché tutte le preoccupazioni della vigilia svaniscono, i timori si trasformano in gioia, il pregiudizio in conoscenza. Noi crediamo di sapere tanto, viaggiando ti accorgi che le tue certezze erano di cartapesta. Muoversi è tornare piacevolmente analfabeti, essere disposti a imparare a leggere e scrivere e a confrontarsi con ciò che importa davvero. È proprio in quei momenti che spesso si prendono decisioni importanti, sul lavoro o su una storia d’amore. Un mio amico, che lavorava nel campo delle trivellazioni petrolifere, in viaggio ha scritto la lettera di dimissioni e poi ha aperto uno studio di tatuatore».

Il libro si chiude a Belgrado, con l’immagine di una bella ragazza con una protesi alla gamba. È questo il ricordo più forte del suo viaggio?
«Probabilmente sì. Mi veniva incontro, all’inizio vedevo solo la testa, poi le spalle. Mi guardava e mi sembrava accigliata. Solo dopo ho visto la protesi e ho capito che il suo sguardo non era di rabbia ma di fierezza, e ho pensato alle ragazze che si fanno problemi per una smagliatura delle calze o per un chilo in più. Quella ragazza mi sembra il simbolo dell’Europa, della capacità di rialzarsi e andare orgogliosamente avanti».

Enrico Brizzi: «In sella alla mia bici, da Vienna seguendo il Danubio alla scoperta di terre e persone»

*Esce martedì 18 maggio in edicola con il Corriere e La Gazzetta dello Sport «Buone notizie dal Vecchio Mondo. Viaggio a due ruote lungo il Danubio», il libro di Enrico Brizzi edito da Solferino. Il volume sarà disponibile per due mesi al prezzo di 12,90 euro (più il costo del quotidiano). Quattro le capitali toccate dallo scrittore che ha appena dato alla stampa «La primavera perfetta» (edito da HarperCollins): Vienna, Bratislava, Budapest, Belgrado. Decine di città, monumenti, palazzi e pae-saggi. Mille chilometri attraverso tradizioni e lingue. È un’avventurosa tappa del viaggio intrapreso lungo l’antico Limes romano, su una bici vecchia di 20 anni.

16 maggio 2021 (modifica il 16 maggio 2021 | 23:17)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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