Juve al Cuadrado? Magari… Perché il colombiano è tanto prezioso

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Piedi buoni e polmoni da maratoneta, spirito di sacrificio da gregario e leadership da uomo squadra, impermeabilità alla pressione: e in più 10 assist e due gol pesanti

Prezioso, tarantolato, persino continuo. E poi non finisce qui: versatile, generoso, solare, carismatico e da ieri goleador. Questo e altro è Juan Cuadrado, faro juventino di tutta la stagione, in campo per 2.903 minuti spalmati in 38 presenze, di cui 34 da titolare. Con lui in campo la Juve ha vinto 24 volte, pareggiando 9 gare e perdendone 5. Ma i numeri che più fanno impressione sono il suo corredo personale.

Il colombiano ha preso parte a 12 gol in questo campionato: ai 10 assist ieri ha aggiunto anche una doppietta, dal peso inestimabile visto che ha consentito alla Juve di battere l’Inter e tenere accesa la fiamma della speranza Champions. E lui? Modesto e sorridente come sempre, perché su di lui pressione e responsabilità sembrano non avere peso specifico. Come anche le motivazioni: restano le stesse, che si trovi di fronte il Crotone o l’Inter il suo approccio alla gara non cambia. Come dunque anche quella “fame”, che la Juve pare aver finalmente ritrovato, anche se tardivamente.

Forza mentale

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Questa è stata la sua forza in stagione, come anche i numeri confermano, e a esserne lo specchio è soprattutto l’alto livello di rendimento (media voto Gazzetta 6.27), che ha fatto di lui uno dei giocatori più continui su cui ha potuto contare Pirlo. Nelle 50 gare disputate in stagione dalla Juve, Cuadrado è rimasto fuori quattro volte per un problema a un bicipite femorale e altrettante saltate per Covid, per due turni è stato squalificato e solo 2 volte è rimasto in panchina: per il resto Pirlo lo ha sempre scelto, consapevole dell’importanza dei suoi piedi, della sua testa e del suo cuore.

La fascia destra è stato per tutta la stagione suo terreno di conquista e di difesa, e lui ha macinato chilometri su chilometri a ripetizione, inesauribile stantuffo capace ora di dar man forte nella fase difensiva, ora (e soprattutto) di spingere avanti palloni grazie a uno contro uno ubriacanti, a galoppate a tutta fascia, a improvvise accelerazioni puntualmente concluse con cross o assist chirurgici che hanno deliziato i compagni, che per 10 volte li hanno trasformati in gol. A lui il punto di partenza non interessa un granché: a seconda delle necessità e dell’avversario, Pirlo lo ha inserito sulla linea di difesa o in quella di centrocampo, dove può dare il suo maggior apporto alla fase di spinta, risparmiandosi magari qualche chilometro.

La doppietta

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Buoni piedi dunque, ma anche polmoni da maratoneta, disponibilità al sacrificio da gregario e un buon umore contagioso, che nemmeno la stanchezza offusca. Nessuna mania o smania da star insomma: basta scorrere il suo profilo Instagram per capire quanto “senta” il gruppo e lo anteponga alla vanità personale. Persino ora che ha finalmente “flaggato” anche la casella dei gol fatti: contro l’Inter ha rotto il ghiaccio, realizzando persino una doppietta. Prima di lui l’ultimo giocatore della Juventus a segnare una doppietta contro l’Inter in Serie A era stato Darko Kovacevic nell’aprile 2000.

Se il gol al minuto 48 (complice una deviazione di Eriksen è stato per lui il quarto in carriera contro l’Inter), il rigore realizzato con splendida freddezza all’86’ è stato il suo capolavoro. Perisic lo ferma, il colombiano prende il pallone e va sul dischetto. Per la Juve è il bivio stagionale, il decisivo dentro-fuori. Ma Cuadrado probabilmente non ci pensa nemmeno e di destro spiazza Handanovic, realizzando il suo primo rigore in serie A. Il suo commento, alla fine: “Ho sentito fiducia e visto che mancava Cri…”, accompagnato dal suo solito sorriso disarmante. Il sorriso dei puri, e della sua grandezza.



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