Juve-Inter, Conte vuole vincere perché non sa pensare ad altro

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Il tecnico che ha stravolto i rapporti di forza con i bianconeri (+39 punti in due anni) e colto 63 nelle prime 100 panchine nerazzurre chiede ai suoi 3 punti per portare avanti un cambio di mentalità

Antonio Conte vuole battere la Juventus perché non sa pensare ad altro che a vincere. Il pensiero che espugnando lo Stadium sbatterebbe i bianconeri fuori dalla prossima Champions interessa i tifosi. Non soltanto quelli interisti, ma anche milanisti, atalantini e napoletani. Conte è ossessionato dal lavoro e dalla fame di successi. Quella di domani diventa quindi l’occasione di continuare un percorso che recita 19 vittorie nelle ultime 22 partite di campionato, col contorno dei pareggi contro Udinese, Napoli e Spezia.

Rispetto

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Il tecnico leccese sta preparando la sfida di Torino come tutte le altre. E se, come sembra (la rifinitura con prove di formazione è fissata per il pomeriggio), tornerà per la prima volta dopo la conquista dello scudetto a schierare i titolarissimi è perché servia far rifiatare qualcuno, ma soprattutto le altre avversarie non avevano più obiettivi da raggiungere. Una questione di rispetto verso gli altri. Quel rispetto che – come urlato mercoledì a Lautaro, prima di fare pace al volo – Conte dà e pretende. Anche perché è alla base dei suoi successi.

Difficoltà e record

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Conte ha fame e lo dimostrano i numeri. Intanto in due stagioni interiste ha portato un secondo posto e una finale di Europa League, poi uno scudetto che col tempo è sembrato una passeggiata, ma che invece nasconde un radicale cambiamento di mentalità e mille difficoltà: dall’avere fatto le vacanze estive più corte di tutti, all’avere perso la spinta del pubblico più caldo d’Italia, ma soprattutto avere guidato la squadra in mezzo ai marosi di lunghi silenzi su un futuro societario tuttora incerto. I numeri crudi poi dicono che l’Inter ha il terzo migliore attacco (a spiccioli da Atalanta e Napoli), le migliori difesa e differenza reti. Che in casa ha vinto le ultime 15 di fila (16, col 3-0 nel derby di febbraio) e che nessuno aveva mai iniziato il girone di ritorno con 11 successi consecutivi. Se batterà l’Udinese il 23 maggio, Antonio sarà l’unico tecnico interista capace di battere almeno una volta nella stagione dello scudetto tutte le avversarie. Stra primo come percentuale di successi nelle prime 200 panchine in A, superando la Roma ha raggiunto le 100 gare in nerazzurro (considerando tutte le competizioni) con 63 vittorie, 23 pareggi e 14 sconfitte. Staccati Mourinho (60-26-14) e Mancini (57-33-10).

Ribaltone

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Poi è chiaro che per Conte la partita contro la Juve emotivamente non può essere come tutte le altre. A Torino ha vissuto (dopo lo scudetto ha staccato la spina proprio lì), giocato e allenato. La Juve soprattutto resta la squadra a cui ha tolto lo scettro dopo nove anni di un dominio da lui stesso avviato nel 2012. Un riferimento che a Milano ha prima avvicinato e poi sorpassato senza nemmeno mettere la freccia. Dal -23 del 2019 al +16 attuale, fanno 39 pesantissimi punti di ribaltone.

Doppia svolta bianconera

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Conte stesso ha indicato la svolta stagionale nel successo dell’andata, quando i suoi ragazzi hanno rimpicciolito i campioni e preso la definitiva consapevolezza per il decollo scudetto. La Juve però è anche quella notte del 9 febbraio in cui l’Inter è stata eliminata dalla Coppa Italia pagando l’harakiri dell’andata, ma Conte è entrato definitivamente nel cuore degli interisti. Allo Stadium gli ex amici gli prepararono un bel trappolone, insultandolo dal primo minuto. Lui accumulò rabbia, la buttò fuori nel modo sbagliato (dito medio) e passò quasi per colpevole, fino al litigio con Andrea Agnelli. Eppure quella notte Conte si è tolto una scimmia dalle spalle. E sulle spalle se lo sono preso gli interisti.



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