La corsa della Sardegna. Province raddoppiate, i capoluoghi sono dodici- Corriere.it

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Viva l’Ogliastra, il mare dell’Ogliastra, il pane pistoccu dell’Ogliastra! Ma ha senso che un’entit locale con un terzo degli abitanti del quartiere romano di ponte Milvio, di questi tempi, diventi una provincia con addirittura due capoluoghi, Tortol e Lanusei, che svetta in coda, si fa per dire, con 5.283 anime? Eppure la Regione Sardegna tira diritto. E punta in questi giorni a rendere operativa la riforma votata tre settimane fa per fare dell’isola la terra con pi capoluoghi provinciali d’Italia e forse del pianeta: dodici. Uno ogni 133.000 abitanti.

Erano tre, una volta, le province sarde. Cagliari, Sassari, Nuoro. Nel 1974 fu aggiunta Oristano. Nel 2001, con il governatore berlusconiano Mauro Pili, ne arrivarono (con operativit dal 2005) altre quattro: Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia-Tempio. Spazzate via tutte e quattro dal referendum del 2012, trionfalmente passato (il quorum era basso: un terzo degli aventi diritto) con il 97% dei voti. Uno smacco. Corretto nel 2016 con l’istituzione della Citt metropolitana di Cagliari (che con sedici comuni del circondario arrivava quasi a un terzo dei sardi) e la fusione del territorio restante pi quello del Medio Campidano e di Carbonia-Iglesias uniti nella nuova provincia del Sud Sardegna.



Fin qui la (tormentata) storia recente. Ma poteva la maggioranza di Christian Solinas eletta nella primavera 2019 dal centrodestra e dal Psd’A storicamente di sinistra ma spostato ora dall’altra parte, rinunciare a mettere mano una volta di pi al pasticcio? Certo, non era facilissimo per la destra (il cui governatore forzista Ugo Cappellacci si era battuto nel 2011 per l’abolizione delle Province) e pi ancora per la Lega (lo stesso Roberto Calderoli, uomo di punta leghista per le riforme, aveva proposto da ministro non la soppressione completa ma di tutte quelle province che non raggiungono i 300 mila abitanti) fare dietro-front sulla tanto invocata volont popolare. Ma come rinunciare a una distribuzione di poltrone a tanti clientes, distribuzione spacciata perfino in questi mesi di pandemia e di vacche magre per una scelta democratica di apertura al dialogo in quei territori?

E cos, mentre la pubblica opinione aveva la testa fissa sulle angosce del coronavirus, dei morti quotidiani, delle residenze per anziani, la maggioranza a guida lego-sardista andata avanti anche su temi meno prioritari. Come l’abnorme gonfiamento degli organici dello staff della presidenza e della giunta con un’impennata di costi che secondo le opposizioni potrebbe superare complessivamente i sei milioni di euro, l’assegnazione al nuovo Segretario Generale di uno stipendio di 285.600 euro (46.600 pi di quello dato al capo dello Stato, 14 volte il Pil pro capite dei sardi) o la soppressione dell’Asl unica voluta nel 2017 dall’allora governatore Francesco Pigliaru (scelta assai contestata) per ripristinare le otto vecchie aziende sanitarie (Cagliari, Sassari, Sulcis, Nuoro, Gallura, Ogliastra, Oristano, Medio Campidano) con dotazione allegata di otto direttori generali, otto direttori sanitari, otto direttori amministrativi eccetera eccetera…

La meno comprensibile, per, anche per la sconfessione del risultato referendario di qualche anno fa, la scelta di scombussolare ancora una volta le competenze territoriali. Con la nascita dopo Cagliari di un’altra Citt metropolitana (Sassari), la conferma delle province di Nuoro e Oristano e il sostanziale ripristino, con un’etichetta ritoccata, delle province soppresse dopo la consultazione popolare. Ed ecco la circoscrizione territoriale della Provincia del Nord-Est Sardegna, con capoluogo nei Comuni di Olbia e Tempio, quella dell’Ogliastra con capoluogo nei Comuni di Tortol e Lanusei, quella del Sulcis Iglesiente, con capoluogo nei Comuni di Carbonia e Iglesias e quella del Medio Campidano, con capoluogo nei Comuni di Sanluri e Villacidro. Totale otto enti provinciali (solo due con pi dei 300 mila abitanti teorizzati dalla Lega Nord prima della metamorfosi salviniana) per un totale di dodici capoluoghi. Un bel po’ di poltrone presidenziali distribuite provvisoriamente in tempi brevi (entro e non oltre trenta giorni dalla scadenza del termine) dalla Giunta regionale con propria deliberazione, su proposta dell’Assessore competente in materia di enti locali fino all’insediamento degli organi di governo la cui elezione, anche se non ancora chiara la formula, deve svolgersi entro il 31 dicembre 2021. Purch le nuove assegnazioni stiano bene a tutti: il Comune di Genoni, ad esempio, ha via via traslocato nell’ultimo secolo (amministrativamente) dalla provincia di Cagliari a quella di Nuoro, di Oristano, della Provincia del Sud e infine a quella di Cagliari. Tutto ok? Pu darsi. Senn i consigli comunali possono optare all’unanimit per cambiar provincia. O fare un referendum.

C’ chi dir: Ecco un esempio di democrazia!. Vedremo. Certo assai diversa la scelta della giunta sardo-leghista sulle concessioni balneari. Ricordate? I sette comuni di diverso colore politico (Arzachena, Olbia, Posada, Loiri-Porto San Paolo, Cagliari, Quartu e Orosei) che si erano opposti alla mega-proroga fino al 2033 voluta dal primo governo giallo-verde, proroga totalmente condivisa dal governo Solinas, furono commissariati. Ma con la legge 12 aprile 2021 n. 7 che fissa le nuove province, la Regione va oltre. E tra le proteste dell’opposizione trainata dal Gruppo Progressisti, ha deciso di cambiare la legge regionale n. 9 del 2006 in materia di demanio marittimo sottraendo una volta per tutte ai comuni sardi la competenza su quelle concessioni da anni al centro di un braccio di ferro tra l’Europa e l’Italia. D’ora in avanti, dice la nuova legge, la disciplina (…) e l’adozione degli atti generali di indirizzo per la redazione dei Piani comunali di utilizzazione dei litorali e il rilascio di tutte le concessioni sui beni del demanio della navigazione interna, del mare territoriale e del demanio marittimo non attribuite allo Stato spettano alla Regione Sardegna. E le direttive dell’Europa? Bah… Intendiamoci: porre questo tema spinosissimo oggi, alla vigilia delle vacanze agognate dai turisti ma pi ancora dagli operatori, dopo mesi cos pesanti, non sarebbe proprio il caso. Ma da qui all’eternit…

10 maggio 2021 (modifica il 10 maggio 2021 | 23:25)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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