leggeva Orazio e studiava la pittura fiamminga»- Corriere.it

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vero che stato suo padre, Enzo Bearzot, ad avvicinarla alla cultura classica?
S, quando ero piccola mi raccontava le storie dei miti greci e romani, mi citava Orazio. Nutriva una predilezione per questo poeta. Sa perch?.

Perch?
Perch mio padre ammirava la peculiarit tutta oraziana di saper vivere con poco, l’assenza di cupidigia e avidit che ha segnato la vita del poeta. Pap aveva una vera vocazione al racconto. Ecco perch mi faceva entrare nel mondo antico attraverso storie semplici, come le vite dei poeti. E per me stato facile, dopo, fare Lettere classiche.

Cinzia Bearzot, 65 anni, da venti ordinaria di Storia greca all’Universit Cattolica di Milano ed una delle pi importanti studiose di cultura classica in Italia. Suoi, per esempio, sono i commenti alle Orazioni XII e XIII di Lisia, quelle che affondano la lama nella crisi delle istituzioni democratiche. Ma Cinzia Bearzot anche la figlia del grande Enzo, detto il vecio, il commissario tecnico azzurro del trionfo ai Mondiali del 1982, mancato ormai undici anni fa. E mercoled, quando ha guidato le premiazioni degli studenti partecipanti alle Olimpiadi di Lingue classiche (che hanno coinvolto 239 scuole), la professoressa ha voluto ricordare suo padre.

Era severo?
Una volta riportai un sette in matematica: venne gi la casa. Non tanto per il voto in s — che non era poi cos male, dai — ma perch lui era convinto che io valevo molto di pi e che, dunque, stavo sprecando il mio talento.

La stessa lezione che impartiva in campo.
Per lui il calcio era niente senza una lezione pi profonda dietro. Era un uomo colto ma soprattutto curioso. Aveva fatto il liceo classico con ottimi risultati. Poi era stato nei Salesiani di Gorizia. Lo sa che voleva fare il medico?.

E poi che cosa successo?
Raccontava sempre che quella era la sua vera vocazione, la sua carriera doveva essere in camice bianco. Poi per fece un provino all’Inter e, be’, fu troppo bravo, ecco.

Ma la sua carriera nel calcio stata perfetta. Maglie nerazzurra e granata, il miracolo italiano in Spagna, la decisione, vincente, di puntare su Paolo Rossi.
S, ma le racconto un altro dettaglio. Una volta mi confess che era preoccupato per me. Io a scuola andavo bene, stavo facendo un buon percorso alla Cattolica di Milano tant’ che ho ottenuto un posto da associato a trent’anni.

E allora che cosa lo preoccupava?
Me lo disse qualche tempo dopo. Temeva che qualche improvvisa passione potesse farmi deragliare dalla mia strada. Temeva l’abbaglio, la seduzione del qualcosa d’altro. Quello che per lui era stato il calcio. Quando me lo raccont fece questa osservazione che non dimenticher mai: “Vedi — mi disse — a me andata bene ma avrei potuto rimanere un calciatore di serie C”. Aveva capito che dalle grandi passioni si rischia di rimanere scottati. Questa stata una delle due grandi lezioni che mi ha trasmesso.

Qual stata l’altra?
Mi ha insegnato a guardare sempre le cose da una prospettiva pi ampia. Non tutti sanno che lui non ha mai smesso di imparare. Per esempio, grazie a pap io ho scoperto e ho cominciato ad amare gli scrittori americani tra le due guerre, come John Steinbeck. Mi ha regalato i libri di Hemingway.

Era raffinato anche nelle scelte musicali?
S, ma io l non l’ho seguito fino in fondo. Lui amava il jazz, io prediligo le composizioni del Settecento. Per la cosa pi sorprendente erano le sue conoscenze nella storia dell’arte.

Racconti.
Enzo Bearzot non solo amava la pittura e si teneva sempre aggiornato sulle ultime tendenze, ma era un conoscitore della pittura fiamminga, una specialit che esplorano in pochi.

Era un goloso della vita, insomma.
S e mi ha trasmesso questo insaziabile desiderio di non fermarsi mai. Oggi ho tre figli, otto nipoti e una carriera molto ricca di studi e pubblicazioni nella cultura classica. Penso che senza mio padre non sarei riuscita a fare questo.

Per a dividervi c’era la fede calcistica…
Eh s, lui un cuore granata e io una inguaribile interista. L non ci siamo trovati mai!.

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