Morata: “Giocare alla Juve è il massimo, il prossimo anno andrà meglio. Su Cr7 e Dybala…”

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Le parole del numero 9 spagnolo

redazionejuvenews

14 maggio
– TORINO

Nel consueto appuntamento con i piccoli Junior Reporter bianconeri, Alvaro Morata ha ripercorso la sua carriera nel mondo del calcio e non solo:

COME DIVENTARE UN CALCIATORE- “E’ una domanda difficile. Devi seguire i tuoi sogno e crederci fino alla fine perchè, come tutti noi che siamo in prima squadra, nessuno avrebbe immaginato un giorno di vestire la maglia della Juve. Niente è impossibile, se vuoi diventare calciatore non c’è una formula segreta, ma bisogna sacrificarsi tanto. Quando diventerai più grande farai più fatica riguardo la vita privata, ma dovrai sforzarti più di tutti. Poi c’è bisogno anche di fortuna nel percorso”.

SULLA JUVE- “La cosa più bella per me è la gente che ci lavora. Questo club dà la sensazione di essere in famiglia più che in una squadra di calcio. Tanta gente lavora per noi ed è a disposizione nostra e questo fa la Juve così grande”.

SUI PASTI- “Il giorno della partita prendo un caffè per svegliarmi, poi mangio un po’ di banana con cocco. Poi a pranzo mangio sempre un po’ di pasta e un po’ di pesce o pollo, senza tante salse altrimenti non corri tanto. Poi a cena dipende, quando giochi una partita completa ti puoi permettere una pizza o una cotoletta perchè hai bisogno di dare al corpo quello che ha consumato”.

UNA SETTIMANA ALLA JUVE- “Nel corso della settimana inziamo a lavorare in due gruppi diversi, tra chi deve recuperare dalla gara e chi no. I primi giorni si lavora più sulla corsa per essere a disposizione, poi la palestra la facciamo sempre prima della seduta per evitare infortuni. Un po’ alla volta, quando ci si avvicina le partite guardiamo i video con lo staff per guardare gli avversari. Poi vengono le partitelle e la parte divertente che piace a tutti noi. Facciamo anche piscina e massaggi per rimetterci a posto dopo le tante botte della partita”.

SUL RITORNO- “E’ stato bellissimo. Quando ero qui non vedevo l’ora di giocare davanti a tutti i tifosi e purtroppo non ho potuto realizzare di nuovo questo momento. Spero che torneremo tutti ad avere una vita normale tutti insieme. Questo mi manca, vorrei vedere lo stadio com’è di solito”.

ALLENAMENTI PERSONALI- “Sono sempre gli stessi. Quello che è cambiato è la nostra vita, alla fine noi come tutti dobbiamo fare attenzione ed essere responsabili. Dobbiamo andare poco in giro, per me è dura non potermi fermare a firmare autografi o foto. E’ complicato, ma come sapete è un periodo difficile per tutto il mondo”.

CONSIGLI- “Il centravanti deve fare gol, giocare per i compagni. E’ una figura che nel gioco ti porta a fare tanti gol, ma in altre partite bisognerà aiutare gli altri a segnare. Se sei pericoloso i difensori saranno attaccati a te e poi fare assist ai compagni è una bellissima emozione”.

GLI INIZI- “Ho iniziato da piccolo. Mio nonno mi regalò il primo pallone quando avevo due anni e mezzo. Poi ho giocato a scuola, calcetto, calcio a undici a nove anni. Da lì poi mi hanno chiamato un po’ di squadre, ma mia madre non voleva farmi andare perchè non ero concentrato sullo studio. Pensavo solo al pallone, solo quando ho passato gli esami mia madre mi ha lasciato andare all’Atletico. Ho sempre dovuto studiare il più possibile”.

L’IDOLO- “Ad oggi il mio preferito è Cristiano Ronaldo. Mi piace vederlo, allenarmi con lui e Dybala. Sono fortissimi, per me è un piacere giocare con loro”.

CALCIO A SCUOLA- “Mi divertivo tanto, è bello giocare in squadre come la Juve o l’Atletico, ma anche giocare con gli amici che vedi tutti i giorni. Non puoi fare casino, devi comportarti bene”.

IL RUOLO- “All’inizio mi piaceva giocare portiere, però mi annoiavo perchè ai tempi della scuola non mi arrivavano mai tiri. Ho iniziato a spostarmi più avanti, finchè sono diventato centravanti”.

LA PARTITA PIU’ BELLA- “Quella che ricordo con più piacere è la semifinale di Champions con il Real. Era da tanto che la Juve non arrivava in finale, siamo riusciti a pareggiare al Bernabeu con uno squadrone. La finale poi è il ricordo più amaro, giocavamo contro il Barcellona che aveva grandi campioni, ma eravamo ad un passo”.

CALCIO E FAMIGLIA- “Putroppo non sono a casa quanto vorrei, ma quando è possibile gioco con i miei figli, cercando di fargli imparare sempre nuove cose. I più grandi sono malati di Juve, vogliono sempre avere una maglia a casa e la mettono anche al piccolo, che seguirà i fratelli appena possibile”.

IL SOGNO DA BAMBINO- “Era diventare un calciatore e poter giocare con la Nazionale del mio paese. Man mano ne aggiungi altri durante la tua carriera. Sono orgoglioso di quanto fatto, ho raggiunto tanti sogni. Per noi calciatori smettere di avere sogni o obiettivi è difficile andare avanti”.

GIOCARE NELLA JUVE- “E’ il massimo. Quando ero piccolo tifavo Atletico Madrid, poi ho conosciuto la Juve e la seguivo da casa. Quando mi hanno chiamato è stato un sogno, hanno puntato su di me quando ero giovane e giocavo poco. Se ho fatto la carriera che ho fatto in gran parte è grazie alla Juve”.

GLI ASSIST- “E’ bello far segnare gli altri. Sono amico di chi gioca con me, quando gli servo un assist sono felice per loro, è come se segnassi io”.

LA SQUADRA PREFERITA- “La Juve, spero che il prossimo anno vada meglio di questo. Ci lavoreremo duro, sono sicuro che andrà meglio”.

IL MOMENTO PIU’ BELLO- “Ce ne sono tanti, ma ricordo bene la prima chiamata in Nazionale. Giocavo sempre nel settore giovanile, non me l’aspettavo. Ricordo poi che fu forte anche l’emozione del giorno in cui ero a scuola, mi chiamò il direttore e mi disse che sarei dovuto andare a giocare il mondiale di categoria con la Spagna. Mi hanno fatto 4 o 5 vaccini per andare in Nigeria con l’under17 e mi sono divertito tantissimo. E’ stata la prima esperienza vera fuori di casa. Bellissimo, ho visto un altro mondo di cui a volte dimentichiamo l’esistenza”.

IL DIFENSORE PIU’ FORTE- “Ne ho incontrati tanti. Quelli con cui ho fatto più fatica sono stati Chiellini, Barzagli e Bonucci, che insieme erano impossibili da superare. Erano forti sia da soli che insieme, ho potuto godermeli molto anche da compagni. Negli anni sono stati il gruppo più forte difensivamente”.

IL NONNO- “Mio nonno è tifoso dell’Atletico, mi ha regalato la prima maglia, poi per altri motivi sono andato al Real. Lui era calcisticamente arrabbiato con me, ma non è mai venuto a vedere una partita. Poi quando sono andato all’Atletico gli ho comprato un biglietto attaccato alla panchina ed era molto felice”.

IL PIATTO PREFERITO- “Uova fritte con patatine fritte e prosciutto, sono buonissime. Poi anche le crocchette che si fanno in Spagna o la pizza e la pasta che si fanno in Italia”.

LA PRIMA VOLTA ALLO STADIO- “E’ stato incredibile, mi tremava tutto ed ero nervoso. Una delle prime partite è stata contro il Barcellona, alla prima palla che ho toccato ho fatto un’assist e mi sono liberato. Guardavo la gente in tribuna cercando i miei amici, poi mi sono concentrato perchè altrimenti non sarebbe andata bene”.

IL GOL PIU’ BELLO- “Uno di quelli che ricordo con più piacere, soprattutto per l’esultanza, è stato il gol al City in Champions League. Stavo giocando male, sentivo un forte dolore alla caviglia ma poi ho realizzato quel gol così importante. Ricordo la scivolata con Cuadrado, Dybala e Pogba ed è stato bellissimo. Quella foto è incorniciata a casa, è stato un momento fantastico”.

MAMMA E PAPA’- “Quando ero piccolo i miei genitori lavoravano, a volte mi accompagnava uno e poi l’altro all’allenamento, oppure mia sorella. Mio papà faceva tanti sforzi, doveva prendermi a scuola, portarmi all’allenamento e riportarmi a casa. Gli sarò grato per sempre, così come a mia mamma e mia sorella, senza i loro sacrifici non sarei arrivato a questi livelli. Li ringrazierò sempre”.



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