Pallate e turnover, non sono cose da Toro

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Meglio un Toro scornato che un Toro incornato: vero che il padrone suo, con il numero 7, ha qualche dimestichezza ma 7 gol sul groppone sono il simbolo dell’antiToro. Dov’è finito quello che resta nei sogni dei tifosi suoi? La partitaccia del Torino contro il Milan, sintetizzata dalle parole ruvide ma realistiche di Sirigu, riporta a tutti i vizietti di questa squadra, compreso quello di farsi affondare da una grandinata di reti. Era già capitato con l’Atalanta nel gennaio 2020, stesso numero di palloni e pallate. Stavolta metteteci pure il numero di tiri imprecisi: contro il Milan 10 su 14 palloni calciati fuori dello specchio di porta. E il Milan non vinceva nello stadio granata dal 2012.

Insomma questo che Toro è? Nemmeno un Torello sarebbe stato così tremebondo e in grande difficoltà mentale. L’ingaggio di Nicola, per la panchina, pareva aver dissolto i problemi di approccio alla partita e le sofferenze mentali. L’altra sera, invece, l’allenatore si è preso le colpe, forse sapendo di averne qualcuna in partenza, ma è stato dimostrato che puoi cambiare quanti allenatori vuoi: se i giocatori non vanno o non valgono, non c’è cambio che tenga. Torino strano anche nella sostanza delle scelte, come se il tecnico, e così la squadra, avesse deciso le partite da giocare e quelle da guardare. Contro il Milan guardare. Belotti in panchina da riservare per miglior causa. Guai rischiare qualcuno che potesse farsi male. Le ultime gare contro Spezia e Benevento, rivali dirette per la retrocessione, sono da giocare: quelle certamente. Il match con la Lazio sarà una variante indefinita: questione di rapporti diplomatici. La scelta della formazione di mercoledì sera è stato un indicatore di riferimento, una macedonia di timori: i tifosi l’hanno sbrigativamente dichiarata squadra B ed, ovviamente, ne hanno tratto la conclusione che non è all’altezza di quella titolare.

Probabilmente lo sapeva pure il tecnico: nemmeno l’Inter può permettersi di schierare la squadra B senza rischiare. Figuratevi il Torino.

E allora? Sono i giochi di prestigio di fine campionato. Una volta si coinvolgeva l’ufficio inchieste davanti a strane scelte di campo, oggi si gira la faccia da un’altra parte. Peccato che questo sia il calcio che parla di arbitri in malafede, urla al mondo lo sdegno per i brutti e cattivi della Super Lega, duella per gli scudetti di cartone, chiede di vedere la miglior squadra in campo altrimenti sono denunce e si inalbera quando si dice che una avversaria si scansa. I disperati tweet dei tifosi del Toro ora domandano a Fedez di far acquistare il Torino dalla moglie, che almeno sa fare fruttare gli investimenti. Come dire: una donazione tira l’altra. Chissà mai!



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