raptus del cameraman, la verità sullo scandalo in Parlamento – Libero Quotidiano

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Quello di Minnie Minoprio è stato uno dei primi, grandi scandali della bacchettonissima tv italiana degli anni 70. La showgirl inglese, star del varietà di casa nostra, fu al centro di due casi che terremotarono la politica e l’opinione pubblica, arrivando perfino in Parlamento. Era l’epoca della Rai bernabeiana che per dirla con le azzeccate parole di Nino Materi sul Giornale, “metteva i mutandoni alle gambe dei tavoli”.

 

 

 

Prima occasione: la bella Minoprio, oggi 78 anni, interpretava in coppia con Fred Bongusto Quando mi dici così, sigla di Speciale per noi. Troppe moine, troppo provocante. E così un parlamentare della Democrazia cristiana presentò una interrogazione parlamentare per sopprimere il balletto. “Era innocente e non volgare, studiato apposta per il mio ruolo di svampita tutta mossettine e ammiccamenti”, si difende Minnie intervistata dal Giornale. L’idea peraltro era di un gigante della rivista italiana, il grande regista Antonello Falqui, che contava di “sciogliere” un po’ il troppo legnoso (televisivamente parlando) Bongusto con “una coreografia piccantina”. 

 

 

 

 

Ma il vero scandalo scoppiò quando la star televisiva venne invitata da un sacerdote di Cava dei Tirreni per esibirsi in piazza davanti alla chiesa, alla festa della Vergine. La showgirl indossava “una peccaminosa calzamaglia trasparente” che spinse il vescovo della cittadina campana, monsignor Alfredo Vozzi, a scomunicare la diva nel settembre 1978. “Fu tutta colpa di un cineoperatore un po’ troppo birichino“, ricorda lei: “Io e il mio corpo di ballo eravamo stati ingaggiati dal parroco per animare la festa della Madonna. Ma mentre ci esibivamo sul palco in tanga e calzamaglia velata, il cineoperatore cominciò a fare da sotto delle riprese decisamente troppo ravvicinate. Quando il vescovo vide le immagini in tv rimase di sasso”. Il sacerdote provò a difendersi spiegando di aver confuso Minnie con Mino Minoprio e di essere rimasto spiazzato quando sul palco si è ritrovato non un attore, ma quella bomba di sensualità. Altra Italia, altri tempi. Quando bastavano due copertine “all’acqua di rose” su Playboy a farle meritare l’appellativa di “diva proibita”. Foto che se paragonate a un selfie qualunque di una influencer su Instagram, oggi, sembrano roba da educande.



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