“Sandokan immortale, Can Yaman avrà benefici”

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Kabir Bedi, grande e affascinante attore, è rimasto nell’immaginario collettivo l’eroe di Monpracem, il pirata gentiluomo Sandokan. Se si pensa però a lui solo come il protagonista del celebre sceneggiato di Sergio Sollima si commette un grande errore; Bedi è infatti la quintessenza di quel multiculturalismo di cui tanto si parla in questo momento e di cui la nostra società ha molto bisogno. Nato in India, la star ha sempre vissuto e lavorato in tre continenti: Asia, Europa e America.

Non è facile interagire ed integrarsi in società e culture così differenti, eppure Bedi c’è riuscito brillantemente. Gli italiani lo amano e non lo hanno mai dimenticato. Il suo fascino è universale anche grazie a quel numeroso seguito di fan che vanta in tutto il mondo. Merito di Sandokan, certo, ma anche della partecipazione in 007 Octopussy, così come la soap opera americana Beautiful.

Sin da quando era uno studente, Kabir era affascinato dal cinema e dai registi italiani: Federico Fellini, Vittorio De Sica e Luchino Visconti. Sarebbe stato tutta la notte in piedi per accaparrarsi un biglietto per l’Indian International Film Festival. Bedi reputa i registi italiani tra i migliori al mondo; un tributo anche a Stefano Sollima, figlio di Sergio.

Il suo indiscutibile fascino e i milioni di fan che vanta in tutto il mondo lo hanno messo subito a confronto con Can Yaman, la star turca che vestirà i panni del protagonista del reboot di Sandokan, sceneggiato televisivo del 1976 firmato da Sergio Sollima e basato sulle storie fantastiche di Emilio Salgari.

Oltre ad essere in buona salute, Kabir ci ha rivelato di star bene anche da un punto di vista spirituale, tanto da sentirsi sulla vetta del mondo. Dall’ultima apparizione in tv nel salotto di Mara Venier a Domenica in nel 2019, l’attore è stato molto impegnato soprattutto nella stesura della sua autobiografia, che uscirà in Italia entro il 2021.

Un libro, il suo, dove si parla anche di affetti, come quello per i suoi genitori. Forse non tutti sanno che Bedi ha avuto dei genitori fuori dal comune, straordinari. Il padre è passato dall’essere un rivoluzionario comunista sikh durante la lotta per l’indipendenza in India a diventare un mistico ed un filosofo.

La madre, inglese, invece, era una satyagrahi gandhiana, diventando poi una suora buddhista molto conosciuta e stimata. Entrambi i genitori di Kabir erano degli esempi viventi di persone che hanno vissuto la loro vita sulla scorta dei propri valori ed ideologie. Persone di cui il mondo ha sempre più bisogno e che ci insegnano tanto, anche se portano avanti la loro esistenza da invisibili. Un silenzio, il loro, che però fa rumore, tanto rumore.

La vita di Kabir è stata intensa: tanto lavoro, quattro matrimoni, tre figli. L’attore ha dovuto affrontare anche la dolorosa perdita del figlio Siddhart, venuto a mancare prematuramente in conseguenza di una patologia. Su questo punto Kabir ci ha detto: “Le ferite guariscono ma le cicatrici rimangono“.  Un argomento molto privato e delicato che ha trattato nella sua opera letteraria. Ed è di questo e di tanto altro che l’attore ha raccontato ai lettori di GossipeTv.

La tua popolarità in Italia è dovuta al personaggio di Sandokan, un viaggio questo che non sembra finire mai…..

Sandokan mi ha reso immortale. Ogni generazione in Italia mi ha conosciuto ed è stato un grandissimo onore aver ricevuto il ruolo da Sergio Sollima. Il suo successo mi ha dato molta soddisfazione. Nessun attore potrebbe chiedere di più. Sandokan non è solo un combattente, ma soprattutto un uomo. Sandokan è sempre in me e c’è molto di me in Sandokan. Stranamente la storia dei miei genitori è parallela a quella di Sandokan e Mariana. Entrambi hanno sposato donne inglesi ed entrambi votano per la libertà del loro paese contro gli inglesi. Condivido il loro idealismo. Ma io sono diverso da Sandokan emotivamente e, ovviamente, le nostre vite sono tutt’altro che simili.

Prima di Sandokan eri già molto conosciuto in India ed avevi fatto molti film. Come andarono le cose con Sollima? 

Ho iniziato la mia carriera a Bollywood, ho lavorato a Hollywood e sono diventato una star in Europa. Il mio mestiere l’ho imparato recitando in teatro. Ho lavorato nel cinema, in televisione ed in teatro in tre continenti. Sergio Sollima mi ha trovato perché ero famoso a Bollywood ed è lì che è iniziato tutto. Sergio Sollima, lo scenografo Nino Novarese ed il produttore Elio Scardamaglia stavano cercando il miglior attore in Asia per interpretare il ruolo di Sandokan. L’India è stato il primo Paese in cui sono venuti. Quindi, anche se gli piacevo, la ricerca è continuata in altri Paesi asiatici. Alla fine sono stato chiamato a fare un provino per il ruolo a Roma. Ho fatto il viaggio a mie spese. Ma alla fine è andato tutto per il meglio.

L’attore turco Can Yaman prenderà il tuo posto nel remake di Sandokan. Pensi che la star turca sia la scelta giusta? Quali difficoltà incontraste nel girare Sandokan?

Sono lieto che Sandokan venga rifatto con la tecnologia moderna, con nuove piattaforme digitali. Ha molto senso raccontare nuovamente le storie di Sandokan e di Emilio Salgari. Sono sicuro che Can Yaman sarà un degno successore. Lo spirito di Sandokan è ciò che conta di più. Penso sia importante che la visione di Emilio Salgari prenda vita sullo schermo. Assomigliavo molto ai disegni nei suoi libri, così come Can Yaman. Girare in mare e nelle giungle è sempre difficile. Anche recitare con attori diversi che parlano lingue diverse nella stessa scena è stato difficile. A Sergio piaceva riprendere azioni continue in una sola volta. Anche questo è stato difficile. Troppe difficoltà e tante grandi gioie da elencare. Ho descritto tutto nel mio libro.

Sandokan ti ha dato l’opportunità di fare una carriera internazionale. Pensi che sarà lo stesso per Can Yaman?

Sono sicuro che Can trarrà enormi benefici dalla serie di Sandokan. Il mio Sandokan è stato visto in 85 Paesi. Sarà molto di più per questo nuovo sequel. Auguro il meglio a Can e a tutta la squadra.

Come hai gestito la grande popolarità ed il successo ottenuto nel corso della tua lunga carriera?

Avere una carriera in tre continenti non è facile. Il problema più grande è dove essere. Se rimani troppo a lungo in un posto, gli altri ti dimenticano. Dovevo far sembrare che fossi ovunque contemporaneamente. Non è facile, ma ne valeva la pena. I fan sono la linfa vitale di goni attore. Ci danno il nostro potere. Sono molto grato a tutte le persone che mi hanno amato nel corso degli anni. Certo, c’è anche qualche pazzo. Viene con il successo. Ma ho vissuto per raccontare la storia.

 

Ti sei mai innamorato di una collega sul set?

È sempre un pericolo in agguato. Quando interpretavo Otello in teatro, mi innamorai della mia Desdemona e poi l’ho sposata. Nikki ed io siamo stati sposati per quasi 14 anni. Siamo ancora amici. Con l’eccezione di Parveen Bavi, le mie storie d’amore non sono mai state con attrici.

Nella tua lunga carriera oltre a Sandokan hai recitato in film iconici come 007 Octopussy, ma non hai disdegnato le soap opera (Beautiful, Dynasty etc…). A quale personaggio sei più legato?

Ovviamente sono legato a Sandokan. Ma essere in un film di James Bond mi ha dato un riconoscimento mondiale presso il pubblico cimenatografico. Essere in Beautiful mi ha dato centinaia di milioni di fan in tutto il mondo in televisione. Sono anche legato al personaggio dell’imperatore Shah Jahan, costruttore del Taj Mahal, che ho interpretato in un importante film di Bollywood, così come sul palco del Luminato Theatre Festival di Toronto prima di andare in tournée in Canada.

Nel 2014 hai partecipato a L’Isola dei famosi, cosa ti è rimasto di quell’esperienza? Ti piacerebbe partecipare a qualche altro reality? 

L’Isola dei Famosi è stata una grande sfida per me. Ero in competizione con persone che avevano la metà dei miei anni ed erano molto più in forma. Ed, alcuni casi, molto più subdoli. Il vincitore è stato Sergio Muniz, ma mi ha fatto piacere essere arrivato al secondo posto. Sono sempre pronto per nuove sfide. Ma cercano persone che diano loro grandi gossip, e non è il mio stile. Preferirei fare un reality show in cui sono un giudice.

La tua vita è una favola. Hai qualche rimpianto? Quando potremo leggere la tua autobiografia? 

La mia vita non è la favola che pensi che sia. Anch’io ho avuto delle battute d’arresto molto dolorose. La mia vita ha avuto prove e tragedie, pietre miliari ed errori, grandi amori e perdite dolorose. Trovi tutto nella mia autobiografia che dovrebbe uscire in Italia dopo l’estate. Abbiamo tutti dei rimpianti. Cose che avremmo potuto o dovuto fare diversamente, con la saggezza di oggi. Ma i miei bei ricordi sono più importanti dei rimpianti.

Sei testimonial di una Onlus che aiuta i bambini bisognosi in India. Puoi raccontarci qualcosa di più?

Sono l’ambasciatore onorario di Care and Share Italia, un ente di beneficienza italiano sostenuto da centinaia di piccole donazioni e che si prende cura ed educa i bambini delle baraccopoli dell’India, portandoli dall’asilo all’università. Dà nuova vita ai più poveri tra i poveri. Sono profondamente grato a tutti coloro che in Italia aderiscono e contribuiscono. L’ente è gestito da persone dall’impeccabile integrità. Mi appello a coloro che vorrebbero aiutare quei bambini per un maggior sostegno.

 

Sei indiano di nascita, naturalizzato italiano e hai lavorato molto negli USA. Ti senti più indiano o cittadino del mondo? Cosa ti è rimasto dell’Italia?

Nel mio cuore penso sempre a me stesso come indiano. Ma anche l’Italia ha un posto molto speciale nel mio cuore. L’Italia mi ha dato più amore e onore di qualsiasi altro Paese al mondo. Mi hanno persino nominato Cavaliere. Ma professionalmente sono una persona globale, plasmata da tutti i paesi in cui ho vissuto: India, Italia, Inghilterra e America. Come diceva Shakespeare: “Tutto il mondo è un palcoscenico”. Ogni volta che l’Italia mi ha contattato, ci sono sempre stato. Sono sicuro che il nostro coinvolgimento reciproco continuerà per molto tempo.

Quali progetti hai in corso? Quando ti rivedremo in Italia?

In questo momento sto registrando l’audiolibro in inglese della mia autobiografia con la mia voce. Non è facile leggere quasi 300 pagine accuratamente, con chiarezza e convinzione, con il tono giusto per il pubblico di tutto il mondo. Ma mi sto godendo quel duro lavoro. Oltre a questo sono in trattativa per film in India ed in Italia, da girare non appena la peggior pandemia sarà passata. Questa pandemia è stata un momento difficile per tutti. Ma ha dato a tutti noi una nuova prospettiva per la vita. Questo è il rivestimento d’argento di questa nuvola scura. La cosa importante è ricordare il bene, anche nei momenti difficili. Come si dice in teatro: “Lo spettacolo deve continuare”. La vita deve andare avanti.





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