Storia e dignità, il Giro arriva in Abruzzo e Molise- Corriere.it

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Ci sono terre che pi di altre dicono quello che siamo stati e raccontano della necessit di resistere alle avversit. Come quando davanti al mare, nel 1566, la flotta di Piyale Pasci, tent la conquista, senza successo.
Terre di rocche e campi di grano, di emigrazione e capacit di fare impresa. Da Gabriele D’Annunzio a Benedetto Croce per l’Abruzzo. Con un gran senso dell’ironia per quel Molise che sa giocare sul fatto che (forse) non esiste, conquistando il New York Times come una delle 52 mete al mondo da non perdere.
Ci sono gli attacchi dal mare degli Ottomani e ci sono i Sanniti che resistettero al potere di Roma. C’ il mare dei trabocchi, macchine da pesca in equilibrio e i tratturi regi che misuravano 111 metri di larghezza, corrispondenti a sessanta passi napoletani.

Hi tech e tradizione

Perch le reti, prima delle nuove tecnologie del web, erano strade, percorsi necessari per la transumanza, dall’Abruzzo alla Puglia. Dopo l’Unit d’Italia se ne contavano 83 tra i principali e i tratturelli. E sotto il Gran Sasso l’acceleratore di particelle che dentro racchiude molte delle informazioni da conoscere per migliorare il nostro futuro.
O l’eccellenza del Gssi, Gran Sasso Science Institute dell’Aquila, nato nel 2013 per il rilancio della conoscenza come uno degli strumenti per reagire al terremoto del 2009. Hi tech e tradizione. Ecco, in questa tappa del Giro d’Italia, da Notaresco, in provincia di Teramo, a Termoli, affacciata sul mare del Molise, in questi 181 chilometri, che prima entrano dentro queste terre, poi si affacciano su quel mare Adriatico con il filo di costa su cui Carlo V consolid la rete di rocche per difendersi dai pirati. Quel castello di Crecchio dove i Savoia, in fuga da Roma verso Brindisi si fermarono il 9 settembre del 1943. L’abbazia di San Giovanni in Venere a Fossacesia Marina, danneggiata proprio in quell’assedio saraceno.
Solo cenni della bellezza che racchiude questa terra, naturalmente. E della storia, come il processo per l’assassinio di Giacomo Matteotti, l’eroe socialista che sfid Mussolini, celebrato a Chieti nel 1926. Se nel 2019 l’Unesco ha inserito la transumanza tra i patrimoni dell’Umanit, non c’ soltanto una tradizione antica che si ripete, ma un esempio di approccio sostenibile, un modo che ha molto da dire a chi ha perso il senso delle cose della natura.


Dobbiamo fare il meglio che possiamo…

La modalit dell’essere in transito. Come in quello Celano-Foggia descritto cos dal Touring Club Italiano: affioramenti rocciosi dai profili aguzzi e bizzarri. Sono le Morge, imponenti masse di calcare e arenaria, che hanno avuto origine milioni di anni fa quado il mare copriva l’Appennino.
La figura di Celestino V, il papa venuto dall’eremo di Morrone e raccontato nel libro L’avventura di un povero cristiano di Ignazio Silone, di queste terre molto pi che un interprete.
Quell’altopiano di Navelli — nell’Aquilano — dove si coltiva lo zafferano pi ricercato al mondo, con quel re, Roberto D’Angi che nel 1317 abol le imposte per consentirne il commercio. O la festa del grano di Jelsi. Da un lato il mare, dall’altro la Majella. I segni dei Longobardi e dei Normanni, e poi il Castello Svevo di Termoli.
Anche qui le tracce dell’imperatore Federico II. E quel fantasma detto ‘u mazz’marill, dispettoso e burlone, che si prenderebbe gioco dei pescatori, raccontato dall’azienda di promozione turistica della citt. Luoghi aspri e morbidi, come il nostro Paese.
Il filosofo Benedetto Croce, che era nato a Pescasseroli, nei Taccuini annot nel 1944: … e su questo terreno, traballante a ogni passo, dobbiamo fare il meglio che possiamo per vivere degnamente, da uomini, pensando, operando, coltivando gli affetti gentili; e tenerci sempre pronti alle rinunzie senza per esse disanimarci.

13 maggio 2021 (modifica il 13 maggio 2021 | 22:44)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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