Un «cancello» protegge il cervello dall’infiammazione nell’intestino (con qualche effetto collaterale)- Corriere.it

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di Elena Meli

Identificato un meccanismo con cui intestino e cervello comunicano: in caso di infiammazione intestinale, un «cancello» cerebrale si chiude per tenere fuori le molecole tossiche. Così facendo, però, aumentano ansia e depressione

Se l’intestino è infiammato un «cancello» nel cervello si chiude per proteggere il nostro organo più importante dalle molecole tossiche che potrebbero arrivare dal tratto gastrointestinale. Quando succede però la memoria si inceppa e soprattutto aumentano ansia e depressione: lo ha scoperto un gruppo di ricercatrici dell’Humanitas University, individuando per la prima volta un nuovo meccanismo nel dialogo fra intestino e cervello. La ricerca, appena pubblicata sulla rivista Science
, spiega perché molti pazienti con malattie croniche intestinali come la colite ulcerosa o il morbo di Crohn soffrano spesso anche di depressione e ansia: «Queste condizioni sono parte della malattia e non manifestazioni secondarie» spiega Maria Rescigno, capo del Laboratorio di immunologia delle mucose e microbiota di Humanitas e docente di Patologia Generale di Humanitas University. «Abbiamo infatti documentato per la prima volta che il plesso corioideo (una membrana vascolare che di norma filtra il liquido cerebrospinale e lascia entrare nel cervello sostanze nutritive e cellule del sistema immunitario, ndr) può aprirsi e chiudersi come fosse un cancello: quando nell’intestino c’è una forte infiammazione, per impedire che questa si propaghi al cervello il «cancello» si chiude, ma così facendo comporta lo sviluppo di ansia e depressione».

Comunicazione intestino-cervello

Il dato è la prova che intestino e cervello «si parlano» , ma soprattutto che questo dialogo è davvero fondamentale per il benessere della mente perché, quando nella pancia qualcosa non va, il cervello ne risente: una comunicazione dinamica e fisiologica fra intestino e cervello, quindi, è importante per una buona attività cerebrale. La scoperta apre la strada a nuove ricerche, come spiega Rescigno: «Abbiamo descritto il meccanismo che regola l’interazione tra il cervello e il resto dell’organismo in relazione alle infiammazioni intestinali. Le domande aperte però sono ancora molte: per esempio, in quali altre malattie si attiva questa chiusura? Anche i pazienti con patologie neurodegenerative hanno un intestino permeabile, da cui quindi passano più molecole verso il flusso sanguigno, e ora sappiamo che questa migrazione è correlata a una chiusura della barriera cerebrale e quindi a depressione e ansia: come possiamo riaprire ‘il cancello’ del plesso per combattere questi stati alterati? E ancora, come possiamo modulare la barriera per raggiungere il cervello e consentire il passaggio di farmaci?». Trovare una risposta a queste domande significherà perciò avvicinarci a nuove terapie, per le malattie infiammatorie intestinali e non solo.

22 ottobre 2021 (modifica il 22 ottobre 2021 | 14:49)



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