Nella domenica senza Inter solo il Milan si rialza. Ko Juve a Torino: addio al sogni scudetto

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Schianto Juve contro il Benevento

Tornando alla Juventus, altro che rimonta! La squadra di Pirlo collassa su se stessa proprio in una di quelle domeniche che, una volta, quando la Juventus era la Juventus, si sarebbe definita di routine, una sgambata in leggerezza per riprendere la rincorsa scudetto.E invece, proprio contro il Benevento, che non vinceva da 11 giornate, la Juve si schianta rovinosamente frantumando le residue speranze di salvare la stagione. A decidere è una incongrua leggerezza di Arthur che regala all’argentino Gaich la palla dell’uno a zero, ma quello che fa più colpisce è l’inadeguatezza dei bianconeri: lenti, fragili, poco determinati, quanto mai imprecisi e svagati. E poi tutti quei passaggi orizzontali, quel continuo andar avanti e indietro senza costrutto. Un gioco noioso che lascia Ronaldo inoperoso e sempre più intristito. Probabilmente anche Messi, Maradona e Pelè, dopo dieci minuti di questa solfa, sarebbero usciti per fare subito la doccia.

Per la Juventus è il quarto ko, il secondo a Torino, ma non è questo il punto. Il punto è che non si vede la luce. Non c’è anima, non c’è continuità. Dopo la sconfitta, per metterci una toppa, Fabio Paratici ha parlato come un generale sconfitto consapevole che il peggio deve ancora arrivare: «Una brutta gara. In passato ai tifosi abbiamo dato tante gioie, oggi vi diamo una grande amarezza. Il campionato va avanti, dobbiamo abbassare la testa e lavorare, capire i nostri errori e pedalare».

Chiaro che a caldo non si può gettare tutto alle ortiche, però sul piatto restano tante ombre. A partire dalla scelta di Pirlo, grande giocatore fin che si vuole, ma che in vita sua non si era mai seduto su una panchina. Sarebbe ingeneroso prendersela solo con il tecnico, che ha tutti i diritti di imparare sbagliando, resta però la solita domanda: chi affiderebbe a uno studente appena uscito dall’università la dirigenza di una società quotata in borsa? Allenare una squadra, soprattutto di questi tempi, condizionati da mille mansioni e mille pressioni, non è un mestiere che si inventa. Anche nel calcio le competenze contano. Di Pippo Inzaghi, come tecnico, si possono nutrire opinioni diverse. Ma la sua bella gavetta l’ha fatta. In Italia siamo fatti così: ci piace molto invocare la parola competenza, a casa degli altri, però.

Recupero Atalanta e Lazio

Due parole infine per Atalanta e Lazio. La squadra di Gasperini, tartassata in Champions dal Real, reagisce nel modo migliore superando (2-0) brillantemente il Verona di Juric, ambizioso allievo del vecchio Gasp che però deve arrendersi all’arrembante superiorità dei bergamaschi. Che marciano a ritmi altissimi, avendo accumulato 19 punti nelle ultime 8 partite. Superato lo choc europeo ora l’Atalanta riprende la sua corsa per prenotarsi un nuovo posto in Europa. E chi la ferma più? Anche la Lazio, elaborato il lutto dell’uscita dalla coppa, riparte col piglio giusto battendo Udinese, squadra in casa poco addomesticabile. Vince di misura (1-0), ma non perde il passo delle big.



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